ROMA (ITALPRESS) – Gilead Sciences ha presentato nuovi risultati derivanti da un’analisi post hoc che mostrano come seladelpar sia associato a tassi elevati e duraturi di normalizzazione di un importante marcatore epatico (ALP o fosfatasi alcalina) nelle persone con colangite biliare primitiva (PBC).
In uno studio di Fase 3 in corso, i partecipanti con livelli elevati di ALP (tra 1,0 e 1,67×ULN) hanno mostrato riduzioni dell’ALP dopo il trattamento. Questi dati evidenziano il potenziale ruolo di seladelpar nelle persone con PBC che continuano ad avere livelli elevati di ALP nonostante il precedente trattamento con terapia di prima linea. Questi risultati sono particolarmente rilevanti per le persone con PBC con malattia non adeguatamente controllata sulla base di livelli elevati di ALP – una popolazione storicamente sottorappresentata negli studi clinici randomizzati. I dati sono stati presentati al Congresso 2026 della European Association for the Study of the Liver (EASL), tenutosi a Barcellona dal 27 al 30 maggio.
“Il raggiungimento della normalizzazione dell’ALP è sempre più riconosciuto come un obiettivo terapeutico chiave nella PBC, data la sua correlazione con migliori esiti clinici a lungo termine” ha dichiarato Cynthia Levy, MD, Professore di Medicina e Associate Director dello Schiff Center for Liver Diseases presso l’Università di Miami. “Questi dati dimostrano che seladelpar può aiutare i pazienti che non hanno raggiunto la normalizzazione dell’ALP a conseguire questo importante obiettivo biochimico e supportano il suo potenziale ruolo in una popolazione più ampia di persone con PBC, incluse quelle con livelli di ALP inferiori”.
Lo studio ASSURE è uno studio di Fase 3 open-label, in corso, che valuta la sicurezza e l’efficacia a lungo termine di seladelpar nelle persone con PBC che hanno precedentemente preso parte a studi clinici su seladelpar. In un’analisi ad interim post hoc, è stata osservata con seladelpar una elevata e duratura riduzione dell’ALP nei partecipanti con livelli di ALP elevati al basale tra 1.0 e 1.67×ULN.
Su 50 pazienti arruolati, l’83% di quelli valutabili ha raggiunto la normalizzazione composita dell’ALP – definita come ALP =1×ULN e riduzione =15% – a 12 mesi e il 74% ha raggiunto lo stesso endpoint a 24 mesi, dimostrando una risposta persistente nel corso di due anni di trattamento.
I livelli medi di ALP hanno mostrato un calo sostanziale dal basale e si sono mantenuti ridotti nel corso del follow-up a lungo termine. Miglioramenti sono stati osservati anche in altri marcatori di colestasi, incluse le gamma-glutamil transferasi (GGT), e la bilirubina totale si è mantenuta complessivamente stabile. Questa popolazione ha incluso individui con fattori di rischio correlati alla progressione della malattia, inclusa la cirrosi e un’età più giovane alla diagnosi. Seladelpar è risultato generalmente ben tollerato, senza interruzioni del trattamento dovute a eventi avversi nel follow-up fino a due anni e nessun nuovo segnale di sicurezza osservato, in linea con i risultati precedentemente riportati.
Separatamente, in un’analisi esplorativa sull’intera popolazione dello studio ASSURE, l’85% (n=77/91) dei partecipanti che hanno raggiunto la risposta biochimica a 12 mesi e sono stati seguiti per 3 anni ha mantenuto o migliorato le misurazioni della stiffness epatica. La stabilità della stiffness epatica è un marcatore non invasivo comunemente utilizzato associato a risultati a lungo termine e che in questa analisi open-label è di natura descrittiva.
“I dati presentati si aggiungono al crescente corpo di evidenze cliniche che supportano il ruolo di seladelpar come approccio terapeutico nelle persone con PBC”, ha dichiarato Swati Tole, MD, MS, Clinical Development, Inflammation presso Gilead Sciences. “Combinando la normalizzazione dell’ALP con un’efficace gestione dei sintomi, fornisce un approccio più olistico al trattamento. Con seladelpar, puntiamo ad intervenire su entrambi- migliorare il prurito, uno dei sintomi più debilitanti della PBC, e normalizzare l’ALP, un marcatore chiave del rischio di progressione della malattia – favorendo un approccio completo alla gestione della malattia”.
Ulteriori analisi ad interim dello studio ASSURE e dello studio pivotale RESPONSE contribuiscono a sostenere il profilo di efficacia e sicurezza a lungo termine di seladelpar in un’ampia gamma di persone con PBC. Questi risultati si basano su quanto già presentato al The Liver Meeting 2025 e supportano ulteriormente il potenziale di seladelpar nel contribuire a un beneficio clinico duraturo sia nella popolazione con PBC in generale sia in quella ad alto rischio.
Seladelpar è approvato per il trattamento della colangite biliare primitiva (PBC) in combinazione con acido ursodesossicolico (UDCA) negli adulti che hanno una risposta inadeguata al solo UDCA, o in monoterapia in coloro che non tollerano l’UDCA, negli Stati Uniti (USA), Regno Unito (UK), Australia e Israele, nonché nello Spazio Economico Europeo (SEE), Svizzera e Canada. Per ulteriori informazioni sul Congresso EASL 2026 e sui dati presentati da Gilead, consultare il sito web del congresso.
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