Veneto, agriturismo: aumentano sia le strutture (+3,3%) che gli arrivi (+43,4% dal 2019)

Veneto, agriturismo: aumentano sia le strutture (+3,3%) che gli arrivi (+43,4% dal 2019)

VENEZIA (ITALPRESS) – L’agriturismo non è più soltanto una modalità alternativa di soggiorno, ma una componente sempre più strutturale dell’offerta veneta. E’ quanto emerge dal numero di settembre di “Statistiche Flash” elaborato dall’Ufficio di Statistica della Regione del Veneto, dedicato a domanda e offerta degli agriturismi.

I dati relativi al 2025 registrano in Veneto 1.738 agriturismi attivi, in aumento del 3,3% rispetto all’anno precedente. Quasi un terzo delle strutture si concentra nel Veronese, con 525 aziende (30,2%), seguito da Treviso con 384, Vicenza con 245, Padova con 205, Belluno con 162, Venezia con 159 e Rovigo con 58.

Ma è soprattutto la domanda a raccontare la crescita del comparto. Gli arrivi negli agriturismi che offrono alloggio sono passati dai 339 mila del 2019 ai 486 mila del 2025, con un incremento del 43,4%. Le presenze hanno raggiunto 1,4 milioni, in crescita del 28,8% rispetto al periodo pre-pandemico. Il Veneto si colloca così al terzo posto in Italia per numero di presenze in agriturismo, dopo Toscana e Trentino-Alto Adige.

E il trend prosegue anche nel 2026: nei primi sette mesi dell’anno, i dati provvisori segnano un ulteriore +2,4% degli arrivi e +1,1% delle presenze rispetto allo stesso periodo del 2025.

“L’agriturismo è ormai parte a pieno titolo del modello turistico veneto – sottolinea il vicepresidente e assessore al Turismo Lucas Pavanetto –. Il visitatore cerca sempre più luoghi nei quali vivere un’esperienza ‘slow’, trovare prodotti del territorio, soggiornare nella natura, scoprire paesaggi. L’agriturismo risponde esattamente a questa domanda, peraltro distribuendo i flussi anche al di fuori delle destinazioni turistiche più conosciute. La crescita del 43% degli arrivi rispetto al 2019 dimostra che non siamo davanti ad una moda passeggera, ma a una componente stabile della nostra offerta”.

La fotografia dell’offerta conferma infatti la crescente articolazione delle strutture. Il 69,4% degli agriturismi offre alloggio, il 54,9% ristorazione, mentre il 25,9% vende direttamente prodotti della propria azienda. Il 15,7% propone corsi o attività di fattoria didattica, il 5,1% attività naturalistiche e il 4,3% attività sportive come equitazione e mountain bike.

“L’agriturismo racconta bene, tra le altre cose, il cambiamento di prospettiva dell’agricoltura veneta – evidenzia l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond –. L’azienda agricola resta il cuore dell’attività, ma intorno a quella produzione costruisce ospitalità, ristorazione, vendita diretta, educazione e conoscenza del territorio. E’ una trasformazione importante perché significa creare più valore a partire da quello che già esiste, dalla terra, dal lavoro degli agricoltori, dai prodotti di qualità, dal paesaggio e dalle tradizioni rurali”.

In Veneto, infatti, le attività “secondarie” delle imprese agricole valgono complessivamente 419 milioni di euro, pari al 4,9% del valore complessivo della produzione agricola regionale. A livello nazionale, il valore dell’attività agrituristica si attesta negli ultimi anni vicino ai 2 miliardi di euro, con un valore economico medio per azienda superiore a 73.300 euro.

“C’è un dato che considero particolarmente significativo – prosegue Bond – ed è quel 25,9% di aziende che vende direttamente i propri prodotti. Significa che il visitatore non compra una camera o un pasto ma entra in contatto con un’economia locale e può portarsi a casa un pezzo di quel territorio. E’ questo il valore dell’agriturismo: accorciare la distanza tra chi produce e chi consuma, tra campagna e turismo, tra agricoltura e comunità. E questo vale ancora di più nelle aree rurali e montane, dove ogni attività economica che rimane sul territorio contribuisce a mantenerlo vivo”.

La capacità degli agriturismi di intercettare segmenti diversi della domanda emerge anche dalla distribuzione territoriale dei flussi. Nelle località di mare le presenze sono raddoppiate negli ultimi anni, con soggiorni medi di cinque notti; sul Garda la permanenza media è di quattro notti per gli stranieri e due per gli italiani. In montagna il turismo di prossimità continua ad avere un peso importante, mentre nelle città d’arte – categoria che comprende anche le aree collinari e della pianura non comprese negli altri comprensori – si registra il maggior numero di clienti pernottanti in agriturismo.

“Il dato interessante è proprio la varietà dei territori e dei turismi che l’agriturismo riesce a mettere in rete – conclude Pavanetto –. Per il Veneto significa anche lavorare sulla distribuzione dei flussi, sulla destagionalizzazione e sulla capacità di far conoscere territori meno concentrati dal punto di vista turistico. Dietro questi 486 mila arrivi ci sono aziende che hanno saputo innovare senza perdere la propria identità: è una delle direzioni sulle quali il turismo veneto continuerà a investire”.

Il rapporto “Gli agriturismi: domanda e offerta in Veneto”, realizzato dall’Ufficio di Statistica della Regione del Veneto su dati provvisori Istat-Regione Veneto, è disponibile sul sito dell’Ufficio di Statistica regionale al seguente link: https://statistica.regione.veneto.it/.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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