RIMINI (ITALPRESS) – La Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Elena Beccalli, ospite al Meeting 2026, è intervenuta al dibattito “Per una giovane Italia. Idee ed esperienze contro lo scontento dei giovani”. Un confronto a più voci, moderato dal prof. Francesco Magni, con il poeta Davide Rondoni, con la scrittrice Sara Ciafardoni e lo scrittore nonché presidente dell’Associazione Culturale Noce Riccardo Pedicone.
“Un dato allarmante è quello dell’inverno demografico non solo per l’Italia, ma in termini più generali per tutto il continente europeo – ha detto Beccalli -. Se guardiamo al numero di giovani di età compresa tra zero e diciannove anni per l’Unione Europea, la proiezione è di una perdita di circa trentatré milioni di giovani di qui alla fine del secolo. Questo dato ci fa toccare con mano la trasformazione epocale che stiamo vivendo, che ridisegnerà le fondamenta sociali, culturali e anche economico-finanziarie del nostro continente. Inevitabilmente questo inverno demografico tocca il sistema universitario perché la platea dei potenziali studenti delle università europee si va naturalmente restringendo e le conseguenze possono essere davvero pericolose. In alcune istituzioni, non solo nel nostro Paese, ma a livello europeo, vediamo sempre più il manifestarsi di questo fenomeno, della trappola delle iscrizioni”.
“Pur di riempire le aule, gli atenei o abbassano le rette universitarie o, in maniera ancora più pericolosa, abbassano gli standard accademici – ha aggiunto -. Questo naturalmente va a detrimento della reputazione del sistema universitario, un rischio che dobbiamo assolutamente contrastare. C’è però una nota positiva per il sistema delle università cattoliche europee: il dato è di una tenuta nel numero di immatricolazioni laddove gli atenei riescono a valorizzare la loro identità. E questo vuol dire che le università cattoliche non possono e non devono competere secondo le logiche del mercato dell’istruzione, ma invece devono competere sul valore, sulla qualità, sui tratti distintivi dei loro percorsi formativi, fondandosi sui valori universali di cui sono portatrici”.
“Dunque, si è a lungo parlato di questo fenomeno della fuga dei cervelli. Credo però sia importante accendere un riflettore su un dato molto recente dell’Istat sui flussi migratori del capitale umano qualificato perché vediamo una tendenza nuova, una sorta di inversione di tendenza”, ha evidenziato.
“Se guardiamo il periodo 2019-2024, 78mila giovani laureati italiani hanno lasciato il nostro Paese. Ma in questo stesso arco temporale l’Italia ha attratto 88mila laureati. Questo vuol dire – ha sottolineato la rettrice – che siamo di fronte a un saldo positivo di 10mila giovani ed è un dato estremamente importante, un’inversione di tendenza appunto, che ci porta oggi a intravedere i primi segnali di quella che oggi definiamo la circolarità dei talenti, la brain circulation. Non è più solo un fenomeno di fuga, ma è anche un fenomeno di attrattività. È vero che il sistema universitario, con la sua qualità riconosciuta a livello internazionale, contribuisce fortemente a questa attrattività, ma questo di per sé non è sufficiente. Diventa essenziale coinvolgere il sistema delle imprese affinché questi talenti non solo vengano attratti in Italia, ma anche che vengano trattenuti. E questo vale sia per quelli che arrivano dall’estero sia per i laureati italiani perché spesso siamo di fronte a una vera e propria demotivazione dei nostri giovani, una sfiducia nei confronti di quello che possiamo chiamare il sistema Italia”.
Per Beccalli “le opportunità che offre il mondo del lavoro sono svantaggiose per i giovani, se raffrontate ai senior. C’è un divario generazionale nel mercato del lavoro che abbiamo la responsabilità di contrastare con politiche pubbliche che vadano a incentivare l’assunzione di competenze in azienda. E questo è un tratto fondamentale per il recupero della competitività del Paese”. “Ricordiamo purtroppo che l’Italia è ancora nelle posizioni più basse in termini di numero di laureati nel continente europeo e che ancora la spesa pubblica in istruzione soffre di un divario ormai cronico rispetto agli altri Paesi. Credo che una priorità dell’agenda politica sia quella di realizzare con forte convinzione un piano straordinario di investimenti in istruzione, soprattutto secondaria e terziaria”, ha concluso Beccalli.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
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