Tre giorni di assaggi, incontri e affari, e alla fine il bilancio sorride all’Italia. Si è chiusa al Javits Center di New York la settantesima edizione del Summer Fancy Food Show, la più grande fiera alimentare del Nord America, con 2.400 espositori da cinquanta paesi e il tricolore ancora una volta tra i protagonisti, forte di una tradizione culinaria da poco riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità dall’UNESCO.
A tenere alta la bandiera è stato soprattutto il Padiglione Italia, il più grande spazio internazionale della manifestazione, curato da Universal Marketing. E il bilancio di questa edizione è pienamente positivo. «Sono state delle bellissime giornate, ci siamo divertiti molto», ha raccontato Chiara Cinelli, ricordando anche il grande party del Padiglione Italia, che ha riunito oltre ottocento persone. «Ringraziamo tutte le aziende che ogni anno partecipano con noi a questa manifestazione, e un in bocca al lupo per il futuro».
L’appuntamento è già rinnovato. «Ci vediamo il prossimo anno, le prossime date sono il 25 e il 27 luglio 2027», ha salutato Vanessa Cinelli.
Il riconoscimento UNESCO della cucina italiana, del resto, è stato il filo che ha attraversato tutta la fiera. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, presente al Javits Center, ha voluto tradurlo in concretezza. «La cucina italiana è stata riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità, ma noi vogliamo che il risultato sia anche molto materiale, cioè che porti economia e lavoro», ha detto. «Per questo accompagniamo i nostri imprenditori, che garantiscono qualità e rispetto delle regole in tutto il mondo, per vendere di più. E gli Stati Uniti sono un mercato straordinariamente importante».
Gli Stati Uniti sono infatti il secondo mercato per l’export agroalimentare italiano, e centinaia di aziende, dai prodotti da forno alle bevande, continuano a distinguersi qui nonostante i dazi del quindici per cento imposti dall’amministrazione americana e l’incertezza sul futuro delle politiche commerciali. Un contesto difficile, a cui si aggiunge il nodo dei falsi prodotti italiani, l’italian sounding, che sottrae alle aziende del Made in Italy un giro d’affari stimato in decine di miliardi di euro l’anno.
Di fronte a queste difficoltà, la ricetta del governo è chiara. «Come Sistema Paese stiamo aumentando la spinta promozionale e di sviluppo, accompagnando gli imprenditori», ha spiegato Lollobrigida. «Se ci sono più criticità bisogna metterci più risorse. La domanda di agroalimentare italiano è rallentata, ma non si è bloccata». E sul perché quella domanda resista, la spiegazione più semplice è arrivata dall’ex campione Christian Vieri, ospite della fiera: «Siamo imbattibili».
Sulla stessa linea il presidente dell’ICE, Matteo Zoppas, che nei giorni della fiera aveva sintetizzato il senso della presenza italiana a New York. «Siamo qua per aiutarvi a fare più business, perché il Made in Italy possa crescere anno dopo anno», aveva detto agli espositori, ricordando come l’agroalimentare sia uno degli ambasciatori dell’Italia nel mondo.
Al di là dei numeri e delle strategie, nel Padiglione Italia si respirava aria di casa. C’era la convivialità, l’amore per la propria terra e per le proprie tradizioni, e la voglia di condividere il cibo come qualcosa di prezioso, un gesto di affetto verso l’altro. Perché eventi come questo, in fondo, sono un inno alla vita, alla bellezza dello stare insieme e del condividere.
L’articolo Si chiude il Fancy Food, per l’Italia un bilancio positivo a New York proviene da IlNewyorkese.
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