L’uomo che nel 2021 ha rincorso e ucciso a brucia pelo due rapinatori, aveva il porto d’armi sospeso

Roggero, un caso politico che fa tremare lo Stato di diritto: il gioielliere pistolero sta dividendo l’Italia ma è solo l’ultimo escamotage per incassare consensi e voti. Attenzione però: se dovesse arrivare la grazia di Mattarella, si aprirebbe un precedente a dir poco pericoloso. In queste ore c’è chi sta vendendo il 72enne in carcere a Bollate come una persona perbene, vittima di un sistema che punisce la giustizia “fai da te”. Peccato che il suo profilo psicologico non disti molto da una mente violenta e darebbe il via libero ai tanti Mario Roggero in circolazione.

Dopo oltre cinque anni e una memoria che come sempre vacilla nelle persone più allenate alle fake news dei social che alla ricerca della realtà dei fatti, il gioielliere di Grinzane Cavour in provincia di Torino, passa la sua prima notte nel carcere di Bollate. L’accusa? Aver rincorso e ucciso i ladri entrati nel suo negozio il 28 aprile 2021. Grazie alle telecamere e alla precisa ricostruzione dei fatti, la sentenza e le motivazioni della Corte D’ Assise non potevano essere più precise: “Nel suo caso non si può parlare di legittima difesa”. I rapinatori armati di coltelli e pistole giocattolo erano già fuori dal negozio pronti a entrare in macchina per fuggire via, quando il gioielliere privo di timori non ha esitato a rincorrerli per vendicarsi del bottino rubato. Con cinque colpi di pistola ha sparato a sangue freddo mentre i rapinatori erano di spalle uccidendone due e lasciando il terzo sanguinante a terra. Ora dovrà scontare 14 anni e 9 mesi di reclusione.

In una scena da far west dove il gioielliere non vedeva l’ora di mettere a dura prova la sua sete di vendetta e usare il suo revolver, dobbiamo riavvolgere il nastro e andare a ritroso per capire davvero chi è Mario Ruggero.
Già, perché se i santi vanno in paradiso, la vita di un comune mortale può essere segnata da momenti di perdizione. E per Mario Ruggero la rapina del 28 aprile 2021 non è stato il solo episodio di perdizione. La sua pistola infatti, era regolarmente detenuta, peccato però che il porto d’armi gli era stato revocato per un fatto avvenuto in precedenza che lo aveva già segnalato alle forze dell’ordine come persona estremamente pericolosa e non adatta a detenere armi.

Era la sera del 17 dicembre 2005 quando il litigio tra sua figlia e il fidanzato finito a schiaffi da parte di quest’ultimo, mandó il gioielliere su tutte le furie. Mario Roggero non ci pensò due volte. Anche in quell’occasione invece di chiamare le forze dell’ordine e denunciare l’accaduto, andò a casa del fidanzato della figlia, lo fece scendere per strada e lo prese a pugni in faccia. All’arrivo dei genitori del ragazzo, gli animi si scaldarono ulteriormente e il gioielliere che, a quanto pare aveva l’abitudine di andare in giro non con dei santini in tasca ma con la pistola e il proiettile in canna, non ci pensò due volte ad estrarre l’arma e puntarla ad altezza uomo contro l’intera famiglia. In quell’occasione ci mancò davvero poco per trasformare la scena di un litigio violento tra due fidanzati, in omicidio. Mario Roggero patteggiò a due mesi di carcere, pena convertita poi in una multa di 2.280 euro.

In entrambe le occasioni, Mario Roggero non chiamò le forze dell’ordine come farebbe qualunque cittadino in uno Stato di diritto. Convinto di poter risolvere la situazione a modo suo, scelse di applicare la legge del più forte, favorito ovviamente dal fatto di avere un arma in pugno.

Ed è qui che si apre una riflessione su una vicenda che sta dividendo profondamente l’Italia: il profilo psicologico del gioielliere di Grinzane Cavour sembrerebbe infatti rientrare nella sfera di una personalità incline alla violenza e alla sopraffazione, non così distante da quella di chi sceglie deliberatamente di infrangere le regole. La sua sete di vendetta richiama gli stessi meccanismi mentali di chi ritiene legittimo ricorrere alla violenza per soddisfare un interesse personale, ignorando le conseguenze delle proprie azioni e mostrando una sostanziale assenza di rimorso. Puntare un’arma contro una persona in fuga e sparare non uno, non due, ma cinque colpi mirati non è un gesto che nasce dall’istinto di un attimo: richiede una determinazione e una capacità di agire che presuppongono una forte predisposizione all’aggressività, alla rabbia e alla violenza.

Ma c’è un aspetto ancora più importante sul quale riflettere. Concedere oggi la grazia a Mario Roggero significherebbe creare un precedente pericoloso, un segnale che potrebbe essere interpretato come una legittimazione della giustizia privata. Poco importa chi sia il bersaglio: un rapinatore, un partner violento, un automobilista coinvolto in una lite stradale o persino un operatore sanitario aggredito durante il proprio lavoro. Chi decide di farsi giustizia da solo sostituendosi allo Stato deve rispondere delle proprie azioni davanti alla legge. Se questo principio venisse meno, il rischio sarebbe quello di normalizzare la vendetta come strumento di risoluzione dei conflitti personali.

Immaginate di imbattervi un giorno in un Mario Roggero al volante. Un sorpasso azzardato, una precedenza non rispettata, una discussione degenerata per un motivo banale. Se la logica diventa quella per cui chi si sente offeso può punire direttamente chi ritiene responsabile, allora non sarebbe difficile immaginare una reazione sproporzionata. Quel Mario Roggero vi affiancherà e vi punterà la pistola dal finestrino abbassato minacciando di spararvi addosso.

È per questo che proprio oggi dobbiamo difendere lo Stato di diritto. Se passa la legge del taglione e la legittimazione della vendetta, lo Stato moderno nato proprio nel momento in cui si sottrae ai cittadini il potere di punire, finirebbe. Al suo posto tornerebbe la logica della forza, della paura, della ritorsione con tutto quello che comporterebbe; perchè non dimentichiamoci che, nel momento in cui si accetta che ciascuno possa farsi giustizia da sé, nessuno potrà più garantirvi che i vostri diritti siano tutelati nel caso in cui voi non riusciate a farli valere da soli. Provateci poi a ricorrere alla giustizia.

L’articolo L’uomo che nel 2021 ha rincorso e ucciso a brucia pelo due rapinatori, aveva il porto d’armi sospeso proviene da IlNewyorkese.

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