La cartina tornasole del calcio italiano

C’è stato un tempo in cui la nostra Serie A era in grado di esprimere valori assoluti, perché qui giocavano i giocatori più forti del mondo.

Oggi la situazione è ben diversa, con la crescita esponenziale della Premier che ha spostato risorse e talenti in Inghilterra, alla quale si aggiungono le grandi di Spagna, il PSG in Francia e il Bayern Monaco in Germania.

La geopolitica calcistica vede oggi una netta polarizzazione, che genera un solco, tra le grandi di cui sopra e le altre, e le italiane sembrano davvero finite nel gruppone delle “altre”, alla stregua delle portoghesi, tanto per intenderci: le altre possono arrivare anche a vincere, con exploit alla Porto di Mourinho tanto per intenderci, ma si tratta sempre di eccezioni, virtuose.

I nerazzurri hanno sofferto e perso martedì, in Champions, contro l’Arsenal e, a distanza di tre giorni, hanno dato una prova di forza impressionante, in campionato, contro il Pisa.

Ad oggi l’Inter, sempre più prima in classifica in Serie A, è la cartina tornasole del calcio italiano, che esprime dei valori relativi e non più assoluti.

Allarghiamo il compasso dell’analisi dagli ultimi tre giorni agli ultimi 2 mesi, da fine novembre ad oggi, per rendere meglio l’idea: in questo lasso di tempo l’Inter ha decisamente preso il volo in campionato, portando a casa 9 vittorie ed un pareggio (col Napoli) nelle ultime 10 partite, mentre ha tirato letteralmente il freno a mano in Champions League, dove ha inanellato 3 sconfitte consecutive, contro Atletico Madrid, Liverpool e Arsenal.

Non è un caso che le tre sconfitte di fila in Europa, dopo un inizio da percorso netto facilitato da un calendario favorevole, siano arrivate contro due inglesi e una grande spagnola, a confermare il discorso di cui sopra sull’attuale geopolitica calcistica europea.

Quando si alza l’asticella, contro squadre dell’elite calcistica europea, la più forte squadra italiana si ferma, e questo non è un caso, ma accade esattamente perché i valori che l’Inter riesce ad esprimere nel nostro campionato sono relativi e non assoluti.

Mettiamo da parte l’ultima sconfitta contro l’Arsenal, che sta dominando la Premier ed è a punteggio pieno in Champions, le altre due sconfitte sono arrivate contro l’Atletico Madrid, che è attualmente quarto in Liga, e contro il Liverpool, quarto in Inghilterra e molto distante da quello della scorsa stagione.

Non c’è da fasciarsi la testa, ma c’è da prendere atto di un dato di fatto. Mi si potrà rispondere che l’Inter ha disputato due finali di Champions negli ultimi 3 anni. Vero, è cronaca, ma analizziamo sia l’epilogo (due sconfitte) che il percorso.

Nel 2022/23 i nerazzurri sono stati bravissimi a sfruttare una concatenazione d’eventi irripetibile, evitando le grandi d’Europa fino alla Finale: Ottavi col Porto, Quarti col Benfica e Semifinale con il Milan. In Finale, diciamoci la verità, non c’era nessuno che pensava che l’Inter potesse battere la squadra di Guardiola: i nerazzurri sono stati anche bravi a tenere botta, fino a che hanno potuto, alla corazzata City, ma hanno finito comunque per perdere.

La scorsa stagione l’epilogo ha riservato un conto ben più salato, e per questo più amaro, perché la Finale contro il PSG di Luis Enrique è stata una vera e propria mattanza: uno 0-5 che ha fatto entrare l’Inter nella storia come la squadra finalista sconfitta con il maggior scarto nella storia della massima competizione continentale per club. Roba da rimpiangere di esserci arrivata in Finale.

Il percorso verso la Finale della scorsa stagione era stato certamente molto più complicato rispetto al 2022/23, tanto da lasciare aperto un pronostico ben più ottimistico alla vigilia della finalissima, rispetto a quello della vigilia con il City: chiunque abbia sentito, interista, nei giorni precedenti la Finale contro i francesi, mi diceva che, se contro la corazzata di Guardiola non aveva mai realmente pensato di poter vincere, con il PSG la convinzione di giocarsela alla pari era profonda.

Questa convinzione nasceva sia dal minor timore reverenziale che (erroneamente) suscitava il PSG, eterno incompiuto del calcio continentale, sia dai successi contro Bayern Monaco e Barcellona, rispettivamente nei Quarti e in Semifinale.

Due delle grandi d’Europa, eliminate una dopo l’altra…ma come?

Qui apriamo una parentesi, che nulla però vuole levare all’impresa nerazzurra, perché la fortuna devi anche essere bravo a cercarla e trovarla, rimanendo attaccato all’avversario più forte per poter sfruttare l’episodio favorevole.

Nei Quarti contro il Bayern era stato determinante un gol di Frattesi all’88’ della gara d’andata in Baviera, mentre nella sfida di ritorno in Semifinale, con il Barcellona, con l’Inter sotto di un gol e virtualmente eliminata in pieno recupero, era stato addirittura miracoloso il gol di Acerbi al 93’.

Episodi favorevoli, fortunati, che comunque non tolgono meriti alla squadra di Inzaghi che era stata brava a mettersi nelle condizioni di potersela giocare alla pari con entrambe. Ma si è trattato di due exploit, con tanto di jolly finale. Fino alla Finale…

Tornando alla Serie A, espressione di valori relativi e non assoluti, l’Inter potrebbe aver segnato l’allungo decisivo battendo 6-2 il Pisa, perché adesso la palla passerà alle inseguitrici che, in ordine di classifica, sono Milan, Napoli, Roma e Juventus.

Con il doppio big match in programma domenica, Juventus-Napoli e Roma-Milan, i nerazzurri hanno già la certezza che qualcuna delle inseguitrici perderà terreno: potrebbero perdere terreno anche tutte quante, se uscissero due pareggi.

La volata decisiva potrebbe già essere iniziata.

L’articolo La cartina tornasole del calcio italiano proviene da IlNewyorkese.

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