Il quindici aprile non è una data qualunque, è il compleanno di Leonardo da Vinci, e non è un caso che il governo italiano l’abbia scelta per istituire la Giornata del Made in Italy, celebrata per legge dal 2023 con l’obiettivo di proteggere, promuovere e proiettare nel mondo l’eccellenza della creatività, dell’industria e della cultura italiana. Dopo aver celebrato il 15 aprile la giornata della ricerca con una serie di panel di esperti sui temi più cruciali della ricerca, il giorno successivo, il sedici aprile, Boston ha preso nuovamente la parola. Nel terzo e ultimo appuntamento degli STB Days – Science, Technology and Business Days – il Consolato Generale d’Italia ha organizzato l’Innovation Day, concepito nella Giornata del Made in Italy: una maratona di idee, startup, investitori e visioni sul futuro del rapporto transatlantico tra Italia-America.
Gli STB Days sono un format originale, lanciato tre anni fa dallo stesso Consolato Generale e oggi vera e propria buona pratica per la promozione della cooperazione scientifica bilaterale. La formula è semplice nella sua ambizione: non parlare di innovazione, ma abilitarla. Riunire per tre giorni una comunità straordinaria di innovatori, imprenditori, ricercatori, investitori e partner istituzionali da entrambe le sponde dell’Atlantico, in una città – Boston – che è tra i più avanzati hub mondiali per ricerca e tecnologia, e che ospita una comunità italiana accademica, scientifica e imprenditoriale di rilievo internazionale.
Il primo panel della giornata, cuore pulsante dell’Innovation Day, è stato realizzato in collaborazione con 42N – acronimo che indica i gradi di latitudine nord che collegano Boston a Roma – una rete di imprenditori, manager e professori che offrono il proprio tempo come volontari per favorire l’incontro tra i due ecosistemi. Ad aprirlo Arnaldo Minuti, Console Generale d’Italia a Boston, e Paolo Gaudenzi, Consigliere per la Scienza e la Tecnologia del Consolato Generale e Professore Ordinario (on leave) di Costruzioni e Strutture Aerospaziali alla Sapienza di Roma.
Gaudenzi è una figura che merita una presentazione. Ingegnere aerospaziale con una laurea cum laude alla Sapienza nel 1984, è oggi uno dei ricercatori italiani più citati nel campo delle strutture intelligenti e dei sistemi spaziali, ed è nella lista pubblicata dall’Università di Stanford del top 2% dei ricercatori mondiali: oltre 4.400 citazioni accademiche, collaborazioni con ESA, NASA, Thales Alenia Space, AVIO, progetti di ricerca per l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Unione Europea. Ha tenuto lezioni invitate alla Columbia University di New York, al TU Delft, all’ETH di Zurigo. È stato punto di contatto per la Sapienza con l’Ambasciata americana a Roma per i rapporti nelle discipline spaziali della Sapienza
«L’innovazione non avviene nell’isolamento. Avviene con le persone, quando le idee circolano e le diverse prospettive si incontrano. Oggi è uno di quei momenti.»
Arnaldo Minuti, Console Generale d’Italia a Boston
Il panel, moderato da Roberto Dolci fondatore di 42 N,si apre con un numero che ferma la sala: sessantotto percento. È la percentuale dei nuovi prodotti nel settore fashion e calzaturiero che fallisce sul mercato. Solo nella calzatura, questo si traduce in trecento miliardi di dollari di fatturato perso ogni anno. Non è un problema di qualità o design, ma di processo: i brief di prodotto vengono ancora costruiti su dati obsoleti, intuizioni di pancia e fogli di calcolo disconnessi tra i reparti vendite, marketing e design.
Ad affrontare uno dei problemi più costosi del Made in Italy è Ada IQ, la startup che ci porta anche una soluzione: un motore di intelligenza artificiale chiamato Smart Brief. Quello che fa è integrare segnali di ricerca in tempo reale dei consumatori, intelligence competitiva e ragionamento di design in un’unica piattaforma, permettendo ai team di valutare e migliorare un prodotto prima che arrivi al mercato. Il team capitanato dal prof. Paolo Ciuccarelli della Northeastern university a Boston vanta ottant’anni di esperienza combinata nello sviluppo di prodotti di consumo e software enterprise, con radici in Salesforce Commerce Cloud.
Sul fronte cybersecurity, ai.Esra, startup italiana con venticinque professionisti tecnici, ribalta il paradigma tradizionale: invece di fidarsi delle dichiarazioni aziendali, crea un gemello digitale aggiornato in tempo reale, capace di individuare vulnerabilità invisibili. Risultato: tempi di analisi ridotti del 70%.
La maggior parte delle valutazioni del rischio cyber si basa su interviste ai responsabili aziendali, ma spesso quei responsabili non sanno esattamente cosa hanno nella propria rete: ci sono dispositivi, processi e vulnerabilità – osservatori fantasma – di cui nessuno è consapevole. Non puoi fidarti di quello che il cliente ti dice se il cliente stesso non sa la verità.
La soluzione di ai.Esra è un gemello digitale dell’organizzazione, aggiornato in tempo reale, costruito senza dover installare nulla sui singoli dispositivi aziendali. Risultato documentato: riduzione del settanta percento del tempo di assessment e risparmio di centomila dollari già al primo utilizzo, per un cliente con undicimila dispositivi. Il mercato delle piattaforme di scoring del rischio cyber vale quasi quattro miliardi di dollari nel 2025, con crescita annua del venti percento.
Il momento più denso teoricamente arriva da Washington D.C., in collegamento video. Giacinto Paolo Saggese, PhD in Ingegneria Elettrica e Informatica dall’Università dell’Illinois, ex Nvidia, ex Google, docente di machine learning all’Università del Maryland, è alla sua terza startup. La sua azienda, Causify, lavora su una branca dell’AI che resta sorprendentemente di nicchia nonostante la sua importanza fondamentale: la causal AI, ovvero la capacità di un sistema di ragionare su causa, effetto e tempo, non solo su correlazioni.
La distinzione è netta: un’AI tradizionale sa che fumo e fuoco sono associati, ma non sa quale dei due genera l’altro. Per sistemi che devono prendere decisioni nel mondo reale – mercati finanziari, supply chain, gestione dell’energia – questa limitazione è critica.
«Quando hai bisogno di soldi, nessuno vuole darteli. Quando non ne hai bisogno, tutti vogliono investire. Devi fare l’opposto di quello che pensi.»
Giacinto Paolo Saggese, CEO di Causify, da Washington, D.C.
Nel settore energetico, Lightsmith, analizza i limiti strutturali della rete elettrica tradizionale davanti alla crescita della domanda di energia e dei relativi costi proponendo una soluzione concreta: una piattaforma VPP – Virtual Power Plant – che aggrega migliaia di asset energetici distribuiti (pannelli solari, batterie, veicoli elettrici) e li orchestra come un’unica fonte equivalente a una centrale. Il paradosso che risolve è che gli asset esistono già, ma sono sfruttati solo al venti-trenta percento delle loro capacità. Non mancano le risorse, ma la capacità di utilizzarle.
Osense porta la causalità dentro le decisioni aziendali: il CFO può finalmente simulare l’impatto reale delle scelte su EBITDA, ESG e supply chain in poche ore, anziché mesi.
Le aziende investono enormemente in report ESG, score di rischio, rating di sostenibilità. Ma quando il CFO guarda quei numeri, la domanda che rimane sempre senza risposta è: e adesso? Quello che ha costruito Osense è un motore causale per rispondere: si inserisce una decisione concreta – cambiare fornitore, riorientare una rotta logistica, anticipare una scadenza normativa – e il sistema proietta le conseguenze sull’EBITDA in diciotto mesi, con ogni assunzione tracciabile e auditabile. Un lavoro che nelle migliori università del mondo richiedeva mesi di Excel manuale, Osense lo completa in un pomeriggio.
C’è poi chi lavora sull’invisibilità, in senso letterale. Fabrizio Giannini, CEO di SunSpeaker, porta sul palco un problema elegante: i pannelli solari sono brutti. Nei centri storici, nelle zone paesaggisticamente protette, nelle applicazioni militari e aerospaziali, questa limitazione estetica è spesso un blocco normativo insuperabile. SunSpeaker ha brevettato C-B Ion, una tecnologia che avvolge qualsiasi pannello solare esistente in un film personalizzabile, rendendolo praticamente invisibile nell’ambiente circostante e mantenendo una trasmissione di energia dell’ottantacinque percento rispetto al pannello originale.
Il punto di forza competitivo centrale: compatibilità universale con qualsiasi pannello, mentre i concorrenti vincolano l’acquirente a soluzioni proprietarie.
L’ultimo a salire sul palco è Marco Eugeni, CEO di Smart Structures Solutions.
Smart Structures costruisce il sistema nervoso digitale delle infrastrutture critiche: torri di telecomunicazione, impianti energetici, stazioni broadcasting, fabbriche. Sensori installati direttamente sugli asset, un core intelligente di algoritmi, alert e insight in tempo reale agli operatori per controllare lo stato di integrità strutturale, prevenire cedimenti e garantire manutenzione “on condition”.L’obiettivo è trasformare la sensorizzazione in risultati di business misurabili – meno costi, operazioni più sicure, decisioni più intelligenti. Il team lavora già con i principali operatori nei settori telecom, energia, trasporti, broadcasting e spazio.
Tra numeri, demo e pitch, emerge anche una verità meno tecnica ma altrettanto rilevante. Come ha sintetizzato il CEO di Causify, Giacinto Paolo Saggese: quando hai bisogno di capitali, è difficile trovarli; quando non ti servono più, arrivano tutti insieme.
È il paradosso del venture capital contemporaneo. E forse la chiave sta proprio qui: costruire valore prima che il mercato lo riconosca.
Grande soddisfazione da parte del team di 42N, come evidenziato dal partner Francesco Rizzo Marullo, avere di giovedì pomeriggio alle 3 una sala piena di angel investors, venture capitalists e family offices è la migliore ricompensa al nostro lavoro ed il segnale del forte interesse da parte degli investitori americani verso le start up italiane.
«La scienza e la tecnologia producono impatto nella società quando generano start up, queste incontrano il mercato e sono sinergiche con il mondo dell’impresa e della finanza: si chiama innovazione! Negli STB DAYS scienza tecnologia e società si incontrano e generano valore.»
Paolo Gaudenzi, Consolato Generale d’Italia a Boston
Quello che Boston ha mostrato va oltre le singole startup. L’asse Italia–America sta evolvendo in un sistema integrato che fonde ricerca italiana, capitale internazionale, mercato globale.
Gli STB Days del Consolato Generale di Boston, come evidenziato dal Console Generale Arnaldo Minuti e dal Consigliere per la Scienza e la Tecnologia Paolo Gaudenzi, non sono più solo un evento, ma un modello, un’infrastruttura relazionale che mette in contatto talenti, idee e investimenti tra le due sponde dell’Atlantico. Uno scenario in cui l’Italia non è più spettatrice, ma parte attiva di un futuro che anche se si costruisce altrove, ha radici profonde anche a casa.
L’articolo Italia–America, da Boston le startup che vogliono riscrivere il futuro proviene da IlNewyorkese.
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