In occasione del Festival Los Angeles Italia, abbiamo incontrato Mark, autore della canzone “Golden”, premiata con l’Oscar come Best Original Song. In questa intervista racconta il processo creativo dietro il brano, nato all’interno del film K-Pop Demon Hunters, e il sorprendente successo internazionale della canzone.
Il cinema è un linguaggio universale. Che cosa significa per te vedere una canzone del film arrivare a un pubblico così globale?
Il cinema è davvero internazionale. Quando hai la possibilità di lavorare a qualcosa che non parla solo alle persone del tuo Paese ma riesce a raggiungere il pubblico di tutto il mondo, ti senti estremamente fortunato a farne parte. Credo che tutto il team di K-Pop Demon Hunters provi questa sensazione. Vedere le reazioni del pubblico internazionale, anche in Paesi come l’Italia, è qualcosa di molto speciale.
Come è nata la canzone “Golden”?
Tutto è iniziato con i registi del film, Maggie Kang e Chris Appelhans, che avevano una storia molto chiara da raccontare attraverso questi personaggi. In questo film ogni canzone nasce prima di tutto dalla storia. Bisogna capire cosa sta accadendo ai personaggi e quale emozione deve emergere in quel momento.
Per “Golden” siamo partiti dal momento narrativo che riguarda Rumi, Mira e Zoe. Avevamo anche una bellissima traccia musicale proveniente da The Black Label, scritta da Teddy, 24 e IDO.
Da lì io ed EJ, lavorando con i registi, con il direttore musicale Ian Eisendrath e con la nostra produttrice Michelle, abbiamo cercato di costruire la canzone attorno al percorso emotivo di Rumi. È un personaggio che, da una parte, sembra essere al vertice del successo, ma allo stesso tempo nasconde una parte di sé molto fragile. Ed è proprio questo conflitto che dà il via a tutto ciò che accadrà nel resto del film.
Vi aspettavate un successo così grande per la canzone?
Onestamente no. Amavamo molto il film che stavamo realizzando ed eravamo tutti entusiasti di farne parte, ma non immaginavamo un successo di questa portata.
A volte succede che tanti elementi si allineino nello stesso momento: la storia, la musica, il pubblico che la scopre e la condivide. Anche il passaparola dei fan è stato fondamentale. Quindi se qualcuno dice di aver sostenuto il progetto fin dal primo giorno, posso solo dire grazie.
Quanto è stato complesso il processo di scrittura di “Golden”?
Molto più di quanto si possa immaginare. Quando lavori per un film devi trovare qualcosa che funzioni perfettamente con la storia. Per questo abbiamo riscritto la canzone diverse volte.
La versione finale di “Golden” che si sente nel film è probabilmente la terza o quarta versione. Prima di arrivare a quella definitiva avevamo scritto sei o sette canzoni diverse e fatto molti cambiamenti lungo il percorso.
Qual è stata la parte più difficile da scrivere?
Sicuramente la bridge della canzone, il momento in cui Rumi si trova da sola nella stanza. Dovevamo trovare il giusto equilibrio: da un lato doveva rimanere una vera canzone pop, dall’altro il pubblico doveva sentire chiaramente ciò che il personaggio sta provando nel profondo.
È stato un lavoro molto delicato, ma sono davvero orgoglioso di quello che siamo riusciti a creare insieme a tutto il team del film.
Che cosa significa per te aver vinto l’Oscar per Best Original Song?
È un’emozione incredibile. Alla fine noi facciamo questo lavoro per raccontare storie e per connetterci con le persone. Vedere che una canzone riesce a toccare il pubblico e ricevere un riconoscimento come l’Oscar è qualcosa che non dimenticherò mai.
L’articolo Intervista a Mark Sonnenblick, autore della canzone “Golden”, premio Oscar per Best Original Song proviene da IlNewyorkese.
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