
ROMA (ITALPRESS) – “Dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro si sente spesso dire che il diritto è in ritardo. Non lo credo. Il diritto del lavoro è nato per governare il potere del datore di lavoro, e l’intelligenza artificiale è soltanto un modo nuovo di esercitarlo. Cambiano l’opacità e la scala, ma la domanda resta la stessa, chi risponde di quella decisione, e come la persona può farla valere. Per questo la sorveglianza umana, se vuole essere reale, ha bisogno di competenza, di tempo e dell’autorità per dire di no. Altrimenti non è un controllo. È una firma in fondo a una procedura. All’INPS abbiamo scelto di costruire prima le regole e poi gli strumenti, perché gli strumenti si comprano e in pochi mesi invecchiano, mentre la capacità di governarli resta. Su queste basi l’Istituto porta avanti oggi oltre 70 progetti di intelligenza artificiale, con un principio che non è negoziabile. L’algoritmo può istruire una pratica. Non la norma. La responsabilità ultima resta umana. Ma governare la tecnologia non basta, se non governiamo anche il valore che produce”. Lo ha affermato il Presidente INPS, Gabriele Fava, nel suo intervento oggi a Roma al seminario ISSA, l’associazione internazionale degli istituti di sicurezza sociale.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
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