BOLOGNA (ITALPRESS) – Un risparmio di quasi 20 milioni di euro di spesa farmaceutica, in aumento le ricette con esenzione e in riduzione quelle non esenti. In calo il consumo di alcune delle categorie di farmaci più a rischio di inappropriatezza e sprechi come gli antibiotici, gli inibitori della pompa acida, gli omega3 e la vitamina D, dei quali risultava un utilizzo non interamente giustificato.
È il bilancio a dicembre 2025 dei primi 8 mesi dei ticket farmaceutici in Emilia-Romagna, introdotti a maggio dello scorso anno quando fu avviata, dopo un confronto con le organizzazioni sindacali, la misura che prevede per i cittadini non esenti una compartecipazione di 2,20 euro a confezione di medicinale, fino a un massimo di 4 euro a ricetta. I cittadini esentati dal pagamento sono 1 milione e 650mila, circa 1 su 3, tra cui i pazienti oncologici, con patologie croniche o rare, invalidi, disoccupati e persone in situazioni di disagio economico.
L’Emilia-Romagna è stata tra le ultime Regioni italiane a introdurre il ticket, scegliendo un pagamento in base a fasce di reddito come in Toscana, Marche, Umbria e Basilicata. E non a quota fissa come accade in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, nella provincia di Bolzano, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.
“Abbiamo sempre detto che l’introduzione di un contributo sui farmaci ha rappresentato una scelta sofferta, ma inevitabile, perché avrebbe avuto come alternativa un ulteriore definanziamento del sistema sanitario, che non è garantito in maniera adeguata da parte del Governo – sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi -. A un anno di distanza, grazie al contributo delle Aziende sanitarie, di decine di migliaia di medici, infermieri e operatori, abbiamo messo in equilibrio i conti della nostra sanità, in un contesto nazionale di cronico sottofinanziamento, investendo nei tempi i fondi del Pnrr e costruendo una rete territoriale che garantirà più efficacia delle cure e più vicinanza alle persone. Inoltre– prosegue Fabi- aver invertito la tendenza della spesa farmaceutica rappresenta un risultato importante verso quel traguardo di appropriatezza prescrittiva da tutti indicato come la strada maestra per un servizio pubblico migliore, così come abbiamo mantenuto e continueremo a mantenere l’impegno a salvaguardare le categorie più a rischio, per garantire che venga tutelato il diritto fondamentale alla salute”.
Da maggio a dicembre 2025 il gettito dei ticket è stato complessivamente di 32,7 milioni di euro e ha riguardato 16 milioni di confezioni, ovvero circa un terzo di quelle complessivamente erogate. Quelle esenti da ticket, infatti, sono state oltre 31 milioni. Contestualmente il sistema sanitario regionale ha lavorato a una profonda revisione dei meccanismi di spesa, riducendo drasticamente il proprio disavanzo: da un fabbisogno di 194 milioni del 2024, si è passati a -54 milioni del 2025 e si prevede il pareggio di bilancio nel 2026. Uno sforzo portato avanti in un contesto di pesante sottofinanziamento nazionale: nel 2025 l’incremento del fondo nazionale è stato dell’1,8%, a fronte di un aumento della spesa sanitaria del 3,4%. Non corrisponde, dunque, al vero l’affermazione che i ticket siano stati introdotti per coprire il disavanzo sanitario.
Nel periodo maggio-dicembre 2025 le ricette sono diminuite del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: quasi 1,5 milioni in meno, con un calo di quasi 20 milioni di euro di spesa farmaceutica. Ma la diminuzione ha riguardato solo le ricette che non riportavano un codice di esenzione: -24% sul 2024. Le ricette con codice di esenzione, invece, hanno registrato un aumento del 22%. Nel dettaglio si è registrato un calo dell’11% di confezione di antibiotici, un dato importante per contrastare l’antibioticoresistenza. E fra le categorie terapeutiche per cui si è osservata maggiormente una riduzione del consumo, spiccano alcune tra quelle a maggior rischio di inappropriatezza a partire dagli inibitori della pompa acida (-11%), degli omega3 e della vitamina D, dei quali risultata un utilizzo non interamente giustificato.
La riduzione del consumo di antibiotici è stata verificata anche sul flusso della tracciabilità del farmaco, che registra le consegne effettuate da ditte e distributori alle farmacie convenzionate, a conferma di un effettivo minor ricorso a questa tipologia di farmaci e non di uno spostamento dell’erogazione a carico della spesa privata dei cittadini.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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