MILANO (ITALPRESS) – Il teatro è da sempre uno dei luoghi in cui una comunità si riconosce, si racconta e si ritrova. È uno spazio di cultura, ma anche di benessere, perché dà la possibilità di fermarsi, ascoltare, emozionarsi, e riscoprire la propria umanità. In un mondo che corre, il teatro costituisce un’oasi di senso, un luogo in cui le storie prendono forma e ci ricordano che siamo capaci di empatia. Durante uno spettacolo che si attiva un coinvolgimento unico, intellettuale, emotivo, fisico. Lo spettatore vive le emozioni dei personaggi, un esercizio di comprensione e sensibilità che ha effetti positivi sul benessere personale, perché stimola la riflessione, riduce la tensione e apre spazi interiori spesso trascurati nella routine quotidiana. “La cosa bella del teatro è che da sempre, dagli antichi greci, crea comunità: purtroppo viene trasmesso il messaggio che il teatro è noioso o è per vecchi, in realtà il teatro può salvare: da ragazzo, è stato proprio il teatro che mi ha aiutato a prendere coraggio, a parlare con la gente. Se il teatro venisse inserito in tutte le scuole – non come hobby – sarebbe completamente diverso”. Così Mauro Simone, regista della Compagnia della Rancia e direttore artistico del Teatro alle Vigne di Lodi, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
“La responsabilità di un direttore artistico è quella di comprendere la volontà del pubblico e capire che tipo di spettacolo vuole vedere, quanto emozionarsi. In questi tre anni come direttore artistico alle Vigne è stato cercare di aprire il più possibile a vari generi, non fermarsi solo alla prosa, ma di spaziare il più possibile”, spiega. . “In questo momento secondo me il teatro in Italia vive una rinascita, nonostante i problemi economici”, aggiunge Simone. La difficoltà maggiore è che “non veniamo riconosciuti come lavoratori: abbiamo la dicitura di ‘lavoratori dello spettacolo’, ma nella mentalità dell’italiano medio questo è un hobby, come se fosse un gioco. Io ho quasi 47 anni, questo mestiere l’ho iniziato a 18 anni e mi occupa intere giornate: non sto operando a cuore aperto, ma la mia responsabilità è arrivare al cuore delle persone”, ricorda. “Se il pubblico esce contento da teatro vuol dire che sei arrivato al cuore delle persone”.
Poi se “questa felicità diventa un passaparola e poi aumentano i biglietti – quindi si ‘sbiglietta’, come si dice in gergo – e la produzione dice ‘Stiamo andando bene dal punto di vista economico’, lì diventa un doppio successo”. Il teatro però, “se non si rinnova con un pubblico giovane, purtroppo muore: spero veramente che i giovani tornino il più possibile a teatro. È un’esperienza che si vive dal vivo”, bisogna “avere il coraggio di uscire dalla pigrizia e provare a vedere che cosa si vive. Sono sicuro che il teatro dentro accende una luce differente”, conclude.
– foto tratta da video Medicina Top –
(ITALPRESS).
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