I Friedkin vogliono riportare Totti alla Roma

A Roma, da ieri, non si parla d’altro. Tutto ha avuto inizio da una frase di Claudio Ranieri, nel corso di un’intervista a Sky Sport: “Totti in società? I Friedkin ci stanno pensando. Mi auguro che possa essere utile alla Roma: Francesco è una parte della Roma”.

Troppo scaltro il dirigente romanista per non sapere che questa dichiarazione avrebbe scatenato il putiferio, e così è stato.

Prima che Ranieri riaprisse in città un topic già chiuso da tempo non c’erano state recenti avvisaglie di un possibile ritorno del numero 10 in società, dopo l’addio del 2019.

Anzi, in una intervista del marzo 2024 lo stesso Totti aveva drasticamente chiuso ogni discorso con una frase che non aveva lasciato adito ad interpretazioni: “I Friedkin non mi vogliono alla Roma”.

L’uscita di Ranieri non è stata casuale: ha innescato un effetto a catena che non potrà che finire con l’annuncio ufficiale del ritorno di Francesco Totti a casa, vale a dire nella sua Roma.

Resta da definire il ruolo, che non potrà essere quello di semplice bandiera e simbolo, perché lo stesso Totti era andato via nel 2019 accusando l’allora proprietà USA di Pallotta di non avergli dato un ruolo operativo.

Totti sarà un dirigente della Roma, dunque, ma con che mansioni? E perché il presidente romanista Dan Friedkin ha deciso di farlo tornare proprio adesso?

Per capire bene il contesto serve una piccola digressione storica.

La proprietà USA dei Friedkin non gode attualmente, a Roma, di una grande popolarità, nonostante i milioni di euro investiti in questi anni.

L’esonero di Mourinho, visto come condottiero rappresentativo dalla tifoseria, nel gennaio del 2024 ha aperto la prima grande crepa tra la proprietà americana e i romanisti. Soprattutto perché Mourinho aveva rappresentato i tifosi della Roma dopo la Finale di Europa League persa nel 2023 e Friedkin no.

L’arrivo di De Rossi sulla panchina della Roma, chiamato a sostituire lo Special One, aveva avuto per tanti il sapore della mossa populistica, ma poi Daniele aveva fatto bene e si era meritato il rinnovo, addirittura di tre anni.

Dopo pochi mesi dal rinnovo, tuttavia, all’inizio della nuova stagione 2024/25, i Friedkin avevano esonerato, a sorpresa, anche Daniele De Rossi, aprendo una nuova falla, definitiva, nel rapporto con i propri tifosi.

Questo, in estrema sintesi, il contesto. Dan Friedkin è passato così in poco tempo dall’essere il presidente idolatrato dopo la vittoria della Conference League nel 2022, con centinaia di migliaia di persone che invocavano il suo nome (oltre a quello di Mourinho) durante il giro per la città col pullman scoperto, ad essere contestato.

Già giocata, e pure piuttosto male considerando l’epilogo, la carta De Rossi, ad oggi a Friedkin non restava che giocarsi l’ultima carta per poter riavvicinare i tifosi: Francesco Totti.

La cosa più probabile (e auspicabile) è che Totti possa diventare un dirigente all’area tecnica, una figura di supporto sia alla squadra e all’allenatore che al Direttore Sportivo, soprattutto nel difficile compito di scegliere i giocatori giovani giusti da inserire in rosa.

La Roma, come ha ribadito proprio Claudio Ranieri nell’intervista a Sky, è votata ad un progetto sulla carta ambizioso ma sostenibile, nel quale sarà determinante saper scegliere i giovani giusti da inserire, lanciare e valorizzare anche in ottica plusvalenze.

Quale occhio migliore di quello di Francesco Totti per scovare nuovi talenti o capire quali profili possono essere funzionali, tecnicamente, per il progetto presente e futuro?

Sicuramente con Totti i Friedkin fanno All-in: o riavvicineranno i tifosi o li perderanno definitivamente.

L’articolo I Friedkin vogliono riportare Totti alla Roma proviene da IlNewyorkese.

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