
ROMA (ITALPRESS) – La Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp) interviene nuovamente sullo schema di DPR relativo alla professione di biologo attualmente all’esame del Parlamento. Alla luce dell’avanzamento dell’iter parlamentare, la Fno Tsrm e Pstrp chiede che “il testo sia corretto prima della sua definitiva approvazione, introducendo una disposizione capace di chiarire inequivocabilmente il perimetro delle attività attribuite alla professione di Biologo e di salvaguardare le competenze, gli atti professionali e le responsabilità riconosciuti dalla normativa vigente alle altre professioni sanitarie”.
La richiesta della Federazione trova un preciso riscontro nel parere n. 1343/2026 del Consiglio di Stato, Sezione consultiva per gli atti normativi, reso sullo stesso schema di regolamento. Esaminando la nuova formulazione dell’articolo 31 del DPR n. 328/2001, il Consiglio di Stato ha rilevato che la presenza, nella dettagliata elencazione delle attività dei biologi, di formulazioni già previste dalla normativa vigente accanto ad altre di nuovo conio può ingenerare nell’interprete e nelle professioni con ambiti affini l’impressione che vengano introdotte attribuzioni nuove o parzialmente sovrapponibili a quelle di altre categorie professionali.
Lo stesso Consiglio di Stato ha inoltre evidenziato come una declinazione delle competenze caratterizzata da un così elevato grado di dettaglio rischi di generare confusione e favorire l’insorgere di contenzioso tra Ordini professionali. Per prevenire tali effetti, continua la nota, “il Consiglio di Stato ha suggerito di valutare l’inserimento nello schema di DPR di una specifica disposizione interpretativa, chiarendo che gli ambiti di attività elencati sono ricognitivi delle competenze già previste dalla legge n. 396 del 1967 e devono essere interpretati secondo il criterio del “punto di vista biologico”, richiamato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 345/1995″.
La Federazione nazionale è intervenuta sul provvedimento sin dalle precedenti fasi istruttorie, evidenziando “le possibili interferenze con gli ambiti professionali delle professioni sanitarie rappresentate, con particolare riferimento ai Tecnici sanitari di laboratorio biomedico, ai Dietisti e ai Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro”. Successivamente la Fia, insieme alla Federazione nazionale degli Ordini dei chimici e dei fisici (FNFC), alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO) e alla Federazione nazionale degli Ordini dei veterinari italiani (FNOVI), ha formalmente rappresentato alle competenti Commissioni parlamentari la necessità di intervenire sull’Atto del Governo n. 440.
Le quattro Federazioni hanno proposto una formulazione puntuale da inserire nel nuovo articolo 31 del DPR n. 328/2001: “Le attività di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo sono da intendersi relative agli aspetti biologici e limitate al solo punto di vista ed ambito biologico. Tali attività si applicano nel pieno rispetto delle funzioni e degli atti tipici riservati dalle leggi e dai decreti vigenti alle altre professioni sanitarie, rimanendo ferme le rispettive sfere di competenza ed esclusive responsabilità”. Una proposta che “dà concreta attuazione all’esigenza di chiarezza interpretativa evidenziata dallo stesso Consiglio di Stato”. “Non è in discussione il ruolo dei Biologi né la legittima evoluzione della loro professione – afferma Diego Catania, Presidente della Fno Tsrm e Pstrp -. Il punto è un altro: l’evoluzione delle competenze di qualsiasi professione sanitaria deve avvenire attraverso norme chiare, coerenti con i percorsi formativi e rispettose delle attribuzioni e delle responsabilità riconosciute alle altre professioni. La questione – prosegue Catania – non può essere ridotta a una contrapposizione tra categorie professionali. Quando le competenze incidono sulla salute delle persone, deve essere sempre possibile individuare con certezza chi è formato per svolgere una determinata attività e chi ne assume la relativa responsabilità professionale”.
“La chiarezza normativa rappresenta quindi una garanzia innanzitutto per i cittadini e per il corretto funzionamento del sistema sanitario“, aggiunge. La Federazione nazionale sottolinea, inoltre, come il problema non possa essere risolto affidandosi esclusivamente a successive interpretazioni applicative. Se un rischio di sovrapposizione può essere prevenuto attraverso una formulazione normativa più chiara, è nel testo della norma che occorre intervenire. Alla luce delle osservazioni formulate dal Consiglio di Stato e dell’azione istituzionale già intrapresa congiuntamente dalle quattro Federazioni, la Fno Tsrm e Pstrp chiede alle Commissioni parlamentari competenti e al Governo di recepire le indicazioni emerse e di modificare l’Atto del Governo n. 440 prima della sua definitiva approvazione.
L’obiettivo deve essere quello di garantire: chiarezza degli ambiti professionali; coerenza tra formazione, competenze e responsabilità; rispetto delle attribuzioni previste dalla normativa vigente; prevenzione delle sovrapposizioni e del contenzioso; appropriatezza e sicurezza delle prestazioni rese ai cittadini. “La valorizzazione di una professione sanitaria – conclude la nota – non richiede l’ampliamento indistinto dei confini professionali, ma norme chiare che consentano a ciascuna professione di esprimere pienamente le proprie competenze all’interno di un sistema multiprofessionale fondato sulla collaborazione e sul rispetto delle rispettive responsabilità”.
– foto ufficio stampa Fno Tsrm e Pstrp –
(ITALPRESS).
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