A bordo di Nave Amerigo Vespucci, durante la sua sosta a New York, si è tenuto anche un evento firmato Vespa, un incontro tra due simboli del Made in Italy, la nave scuola della Marina Militare e lo scooter più famoso al mondo. Da qui siamo partiti per una conversazione con Andrea Gucciardi, presidente e amministratore delegato di Piaggio Group Americas, la filiale che porta oltreoceano i marchi Piaggio, Vespa, Aprilia e Moto Guzzi, sul futuro del gruppo negli Stati Uniti.
Alla guida di Piaggio Group Americas c’è un manager cresciuto nel mondo dei motori e appassionato prima ancora che dirigente. Gucciardi ci ha raccontato la sua idea di impresa, il valore di rappresentare l’eccellenza italiana a New York e la strategia con cui Piaggio guarda ai prossimi anni sul mercato statunitense.
Partiamo da te. Qual è stato il percorso che ti ha portato a guidare Piaggio Group Americas e quali sono stati i momenti decisivi della tua carriera?
Ho trascorso tutta la mia carriera in un’industry di cui sono prima di tutto un grande appassionato, lavorando sia nelle quattro che nelle due ruote. E ho avuto la fortuna di viverla da entrambe le parti, dal lato del costruttore, quindi del wholesale, e dal lato retail. Ci sono due cose che hanno sempre guidato il mio modo di lavorare, il cliente e i processi. Credo profondamente che un’azienda, per funzionare e crescere, debba avere processi chiari, solidi e misurabili, ma allo stesso tempo credo che non si possa costruire un processo efficace senza guardarlo dalla prospettiva del cliente. La domanda che faccio spesso ai miei team è molto semplice, quando andate a comprare un prodotto che amate davvero, come vorreste essere trattati? Quella è l’esperienza che dovete offrire ai vostri clienti. Un momento decisivo per me è stato quando ho guidato la filiale retail di BMW a Roma. Spostai il mio ufficio dal back office direttamente nello showroom, in un ufficio vetrato da cui vedevo entrare i clienti e potevo parlare con loro. È lì che ho capito ancora di più che non si può gestire un business restando chiusi dietro una scrivania, bisogna uscire, stare sul campo, in mezzo alla gente. Credo sia l’unico modo per capire davvero il mercato e avere successo. Ogni volta che avevo a disposizione le registrazioni delle interviste di customer satisfaction, dedicavo sempre almeno due ore alla settimana ad ascoltarle direttamente, e chiedevo ai miei team di fare lo stesso. Ascoltando la voce del cliente capisci dove stai sbagliando e cosa devi cambiare, ma anche cosa stai facendo bene e come puoi massimizzarlo.
Che responsabilità senti nel rappresentare un gruppo simbolo del Made in Italy negli Stati Uniti?
È prima di tutto un grande motivo di orgoglio. Rappresentare un gruppo italiano negli Stati Uniti mi dà l’opportunità di essere, in qualche modo, un amplificatore della cultura, della passione e dello spirito italiano in un mercato dove il Made in Italy è riconosciuto come un’eccellenza e ha un valore straordinario. È un messaggio che cerco di trasmettere anche alla nostra rete. Quando parlo con i dealer, ricordo sempre loro che non stiamo semplicemente vendendo un prodotto, rappresentiamo un’eccellenza italiana e operiamo nella fascia alta e premium del mercato. Questo spirito è già molto presente nella nostra rete, ma il mio ruolo è anche quello di enfatizzarlo e renderlo ancora più forte. Per me, quindi, rappresentare il Made in Italy è certamente una responsabilità, ma soprattutto un enorme plus, e cerco di sfruttarne al massimo la forza, trasformando i valori e la cultura che rappresentiamo in un elemento concreto della nostra comunicazione e del nostro posizionamento sul mercato.
Piaggio è un gruppo con marchi molto diversi e una lunga tradizione. Qual è la tua visione per Piaggio Group Americas nei prossimi cinque anni?
La mia visione per i prossimi cinque anni parte da un obiettivo molto semplice, essere sempre più vicini al cliente. Noi siamo un’organizzazione principalmente commerciale e il nostro ruolo è portare i nostri brand e i nostri prodotti sul mercato, costruendo la migliore esperienza possibile per il cliente. Quando sono arrivato negli Stati Uniti, lo scorso anno, una delle prime cose che ho notato è che la nostra rete non era sufficientemente capillare, e nella nostra industry la vicinanza al cliente è fondamentale. Se acquisti una moto o uno scooter e poi devi percorrere centinaia di miglia per trovare un dealer o fare un service, non stai offrendo un’esperienza positiva, stai creando un problema al cliente. Per questo stiamo investendo nello sviluppo sostenibile della nostra rete e, parallelamente, nell’after-sales, che abbiamo rafforzato non solo negli Stati Uniti ma anche in America Latina, dove abbiamo introdotto risorse dedicate che prima non esistevano. Il terzo elemento è la formazione. Credo moltissimo nella formazione delle persone che lavorano nei nostri dealer, e stiamo lavorando per utilizzare le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale per sviluppare nuovi percorsi formativi per la rete. Perché, alla fine, noi non parliamo direttamente con il cliente ogni giorno, gli parliamo soprattutto attraverso i nostri dealer. La mia visione è costruire una rete più capillare, più preparata e capace di offrire un’esperienza sempre migliore.
Negli ultimi anni avete investito per rafforzare la presenza di Piaggio negli Stati Uniti. Quali risultati ti rendono più orgoglioso e quali sono le principali sfide che restano aperte?
Partendo proprio dal ruolo centrale dei dealer, uno dei risultati di cui sono più orgoglioso è il cambiamento nella qualità della relazione con la nostra rete. Noi vogliamo dealer soddisfatti, profittevoli e capaci di trasmettere ai clienti i valori e la passione dei nostri brand, e credo che il modo migliore per costruire questo tipo di relazione sia parlare con loro e, soprattutto, ascoltarli. Per questo, nell’ultimo anno, abbiamo intensificato enormemente i momenti di contatto con la rete. Ad Anaheim, durante AIMExpo, ho incontrato personalmente circa cinquanta dealer in tre giorni, dedicando loro tempo vero in incontri one-to-one. Poi il COTA, il product training in Sardegna, l’ottantesimo anniversario di Vespa a Roma e, nei prossimi mesi, il grande evento Moto Guzzi a Mandello del Lario ed EICMA. Sono momenti molto diversi, ma hanno tutti un obiettivo comune, aumentare l’engagement, condividere la visione dei nostri brand e costruire una relazione più forte con i dealer. Perché se la rete comprende e abbraccia la visione del brand, allora puoi avere successo. I risultati stanno arrivando, stiamo aumentando la capillarità della rete e migliorando la qualità della relazione con i dealer, e questo si traduce in una migliore esperienza per il cliente e, fino a oggi, anche in una crescita delle nostre vendite e della nostra quota di mercato. Naturalmente restano molte sfide, e ci sono fattori esterni, dal mercato ai dazi, che non possiamo controllare. Il mio approccio è semplice, concentrare le energie su ciò che posso controllare e cercare di avere il massimo impatto su ciò su cui posso incidere. Sul resto bisogna essere capaci di adattarsi rapidamente.
Ci sono nuovi progetti, investimenti o iniziative su cui state puntando particolarmente negli Stati Uniti e che, secondo te, saranno determinanti per il futuro di Piaggio Group Americas?
Vedo tre grandi direttrici, legate a tre dei nostri brand. La prima è Vespa. Abbiamo già iniziato un percorso di evoluzione e riposizionamento del brand, andando sempre di più oltre il concetto di semplice mobilità. Vespa è stile, eleganza, cultura italiana, e vogliamo rafforzarne ulteriormente il posizionamento come brand premium, avvicinandolo sempre di più al mondo del fashion e del lifestyle. È un percorso su cui stiamo investendo molto negli Stati Uniti. E abbiamo anche qualche sorpresa in serbo. A New York, per esempio, verso la fine del 2027 dovremo cambiare i nostri uffici, e mi piacerebbe che la nostra nuova casa non fosse semplicemente un ufficio al nono piano, ma qualcosa che ci porti fisicamente più vicini ai nostri clienti. Per il momento, però, non posso dire molto di più. La seconda direttrice è Aprilia. I risultati che stiamo ottenendo in MotoGP, frutto di un investimento importante da parte del Gruppo, stanno dando una straordinaria energia al brand e si stanno traducendo anche in un forte momentum commerciale. Negli Stati Uniti vogliamo consolidare e accelerare questa crescita, rafforzando ulteriormente il posizionamento sportivo di Aprilia. E poi c’è Moto Guzzi, un brand sul quale credo ci sia un enorme potenziale per il mercato americano. Il Gruppo ha investito moltissimo nel rinnovamento dello storico stabilimento di Mandello del Lario. Non è semplicemente una nuova fabbrica, con livelli molto elevati di digitalizzazione, robotica e nuove tecnologie, vogliamo che diventi un vero centro di customer experience, un luogo in cui il cliente possa comprendere e vivere il cuore che batte dentro Moto Guzzi. Il nuovo museo, la storia del brand e l’esperienza di Mandello rappresentano qualcosa che pochissimi costruttori al mondo possono offrire. E da Mandello arriveranno anche nuovi modelli Moto Guzzi, a partire dal prossimo anno, sui quali abbiamo grandi aspettative per il mercato americano. Se dovessi sintetizzare, evoluzione di Vespa verso uno spazio sempre più legato a stile, eleganza e lifestyle, consolidamento di Aprilia come grande brand sportivo, anche attraverso la forza della MotoGP, e un forte rilancio di Moto Guzzi, partendo da Mandello, dalla sua storia e dai nuovi prodotti che arriveranno. Tre brand diversi, tre strategie diverse, ma tutti con un enorme potenziale negli Stati Uniti.
L’articolo Andrea Gucciardi e Piaggio Group Americas, il Made in Italy e la dolce vita su due ruote proviene da IlNewyorkese.
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