‘Luxury Food Talk’ all’Università Cattolica, Borghese: “Portiamo la cucina delle regioni a scuola o sarà dimenticata”

‘Luxury Food Talk’ all’Università Cattolica, Borghese: “Portiamo la cucina delle regioni a scuola o sarà dimenticata”

MILANO (ITALPRESS) – Ripensare il lusso nella ristorazione, tra materie prime, tradizioni, territori, comunicazione e valore del lavoro. Queste le tematiche al centro del “Luxury Food Talk”, l’incontro organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, attraverso ALMED, Alta Scuola in Media, Comunica­zione e Spettacolo e SMEA, Alta Scuola di Management ed Economia Agro-alimentare.

Protagonista lo chef Alessandro Borghese che, davanti a una platea di studenti, ha sottolineato come la gastronomia stia vivendo una profonda trasformazione guidata dal ritorno all’essenziale. “Il lusso nel settore gastronomico sta cambiando il settore gastronomico stesso. Il lusso sta diventando semplice”, ha spiegato a margine dell’incontro. “Semplice non vuol dire facile. Vuol dire magari fare un passo indietro rispetto a tante sovrastrutture che ci sono. Semplice, per me, è andare a cercare la materia prima locale e valorizzare l’artigianato, valorizzare l’agricoltura, valorizzare la pesca e tutto quello che è il nostro patrimonio gastronomico”.

Un cambiamento che si scontra però con i ritmi della modernità: “Il vero lusso è quello di avere il tempo, perché la nostra è una cucina fondata sul tempo e noi ne abbiamo sempre di meno”. “Ora che siamo diventati anche patrimonio immateriale dell’UNESCO – che è un grande traguardo per l’Italia, per il Made in Italy, per noi cuochi e per tutti coloro che lavorano nel mondo della ristorazione, ed è come vincere un mondiale di calcio – sono molto orgoglioso di questa cosa. Cerchiamo adesso di invogliare e rendere accattivante la nostra cucina per i nostri ragazzi”, ha sottolineato poi.

Per farlo, secondo lo chef, è necessario intervenire sulla filiera e sul sistema educativo: “Le imprese adesso devono lavorare specialmente su quello che è la ricerca e la logistica per dare spazio ai piccoli produttori. L’Italia è fatta di piccole realtà regionali che vanno valorizzate”. Da qui l’appello all’istruzione pubblica: “Noi dobbiamo entrare nelle scuole perché senza le scuole, senza i giovani una parte della generazione un po’ ce la siamo giocata. Un’altra parte, invece, è quella che può far diventare la cucina italiana una roccaforte per il futuro. Vuol dire portare nelle scuole la conoscenza della nostra cucina regionale, studiare la cucina e l’alimentazione così come si studia Manzoni e Dante, perché per noi è cultura anche la cucina”.

“E poi nella ristorazione c’è un altro elemento fondamentale che è il servizio. Non dico che i ragazzi di oggi devono fare quello che abbiamo fatto noi per arrivare dove siamo arrivati, perché abbiamo fatto orari improbabili in condizioni che oggi non sono molto più accettabili, e sono pienamente d’accordo, sono cambiate le cose. Ma trattare la ristorazione come un altro mestiere è molto difficile”, ha concluso Borghese. “La gente che fa ristorazione lavora quando gli altri sono in vacanza. Quando gli altri si divertono, noi siamo l’industria del divertimento, del piacere. È un lavoro di sacrificio, ti deve piacere, non si può far cadere la penna quando finisce il turno. Se ci sono le condizioni di lavoro giuste, quindi tutto in regola e tutto fatto come si deve, non vedo perché non ci debba essere un po’ di sacrificio. Perché altrimenti non è più passione, è un ‘timbro il cartellino’, che è diverso”.

– Foto xm4/Italpress –

(ITALPRESS).

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