
FIRENZE (ITALPRESS) – Un lungo applauso ha salutato l’ingresso a Palazzo Vecchio a Firenze del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che parteciperà ad una cerimonia commemorativa dedicata al sessantesimo anniversario dell’Alluvione di Firenze. Lungo applauso che si è ripetuto anche quando Mattarella ha solcato tutto il salone dei Cinquecento dove è in corso della cerimonia. Prima dell’esecuzione dell’inno di Italia, il capo dello Stato ha voluto stringere le mani di alcuni cosiddetti Angeli del Fango, resesi partecipi dell’aiuto alla città di Firenze il 4 novembre 1966, in particolare dell’immenso patrimonio storico-culturale presente nel capoluogo di regione toscano. Angeli del Fango invitati dal Comune di Firenze oggi per raccontare durante la cerimonia la loro testimonianza di quei giorni.
“Vi ringrazio per questa accoglienza”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine del lungo applauso che ha salutato il suo inizio dell’intervento. “Rivolgo un saluto cordialissimo a tutti i presenti, al cardinal Betori, al ministro della Cultura” Alessandro Giuli, “al presidente della Regione” Eugenio Giani, “alla sindaca di Firenze” Sara Funaro, “e agli altri sindaci presenti” ha esordito Mattarella che poi ha aggiunto: “Ringrazio molto Aldo Cazzullo per l’affresco che ha disegnato su quanto Firenze ha dato e che continua a dare all’Italia e al mondo. Ringrazio gli Angeli del Fango che ci hanno testimoniato l’esperienza straordinaria ed affascinante che hanno vissuto allora, e ringrazio i bambini. Le lettere che hanno letto” giunte da tutto il mondo dopo l’Alluvione di Firenze “sono oltre che coinvolgenti, commuoventi, a testimonio del sentimento genuino che si è creato intorno a Firenze allora, e che Firenze conserva e che continua a coltivare”.
“Sono trascorsi sessant’anni: Firenze, città dell’arte e della bellezza, culla del Rinascimento, tesoro di storia, cultura, spiritualità, meta amata e ammirata in tutti i continenti: Firenze, travolta dalla piena dell’Arno. Maltempo e inondazioni colpirono allora vasti territori del Centro e del Nord d’Italia. Molte furono le vittime, decine di migliaia gli sfollati, ingenti i danni”, ha detto. “Di quella tragedia Firenze – con la sua storia e la sua vocazione universale – divenne il simbolo, che le immagini della tv in bianco e nero portarono nelle case degli italiani e in quelle di tutto il mondo. Il nostro ricordo muove da chi perse la vita e dalle famiglie che vennero lacerate negli affetti. Ricordiamo, come ha fatto la sindaca Funaro, coloro che persero la vita. I morti della città, della provincia di Firenze, della Toscana, di altre Regioni”, ha sottolineato Mattarella.
“Dopo l’alluvione di Firenze avrebbero potuto prevalere lo sconforto e la sfiducia. Avrebbe potuto, la paura, paralizzare ogni reazione. Sarebbe potuta, l’organizzazione civile, sprofondare nel disordine a causa dell’inesperienza di fronte a calamità di simili gigantesche dimensioni. Così non è stato. Firenze curò le ferite e tornò sé stessa”. “Grazie all’amore dei fiorentini per la loro città, grazie al coraggio di chi lavorò giorno e notte nonostante il dolore e l’incertezza sul domani, grazie al senso civico di una comunità che seppe riconoscersi e fare squadra, guidata da un sindaco innamorato della sua città come Piero Bargellini”, ha aggiunto Mattarella che poi ha ricordato: “Firenze si rialzò anche grazie all’aiuto degli “angeli del fango”. Giovani accorsi da tutta Italia e, come abbiamo nuovamente ascoltato oggi, da tutto il mondo. Giovani spinti da sentimenti di solidarietà, dal bisogno di sentirsi pienamente parte della comunità umana, dal desiderio di scrivere la loro storia e non semplicemente di accettare l’inerzia degli eventi”.
“Il salvataggio e la ripartenza di Firenze” dopo l’alluvione “lasciarono un segno profondo nella storia della nostra Repubblica”. “Un segno di unità e di fraternità, in una stagione in cui il mondo stava cambiando – ha aggiunto Mattarella -. Unità del Paese nell’affrontare l’emergenza. Unità tra generazioni, mentre la più giovane e numerosa si affacciava alla vita sociale e voleva sperimentare valori, speranze, ideali. Unità della famiglia umana, rappresentata da coloro che in ogni continente hanno pianto per Firenze, hanno agito per Firenze, e sono accorsi per dare una mano a Firenze”.
“L’Italia non fu più come prima dopo l’alluvione di Firenze e quello straordinario moto solidale. L’intera società ricevette una nuova spinta. Si prese coscienza della nostra vulnerabilità, della necessaria tutela dei territori e dei fragili equilibri dell’ambiente”. “A Firenze l’allarme si manifestò in tutta la sua urgenza – ha aggiunto Mattarella -. Una società fondata sul primato della persona non può non considerare come impegno comune la protezione dell’ambiente e la sicurezza delle comunità a fronte delle catastrofi. Una sfida, ma anche un dovere per le istituzioni. Che hanno risposto nel tempo, sia pure con affanno e incertezze. Esigenti politiche pubbliche hanno, comunque, sempre bisogno del sostegno di reti di solidarietà, del senso di essere comunità. A Firenze se ne ebbe prova”.
– foto Quirinale –
(ITALPRESS).
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