
Dopo il Sud, in aprile, e l’Italia centrale, l’Italian Trade Agency di New York ha chiuso il ciclo ITA Talks 2026 con il Nord: dalla Valle d’Aosta al Friuli Venezia Giulia, passando per Piemonte, Trentino-Alto Adige e Veneto. L’incontro, intitolato Northern Italian Regions, è stato aperto dalla Trade Commissioner e direttrice esecutiva per gli Stati Uniti dell’agenzia, Erica Di Giovancarlo.
Di Giovancarlo ha ricordato che quella serata era l’ultima del ciclo e anche l’ultima con Raimondo Lucariello, che guida il dipartimento Food & Wine di ITA New York. “Siete tutti testimoni di quello che ha fatto con passione”, ha detto, congratulandosi con lui per il lavoro svolto in tanti anni e augurandogli buona fortuna per la sua prossima destinazione.
A guidare la conversazione è stata Valeria Robecco, presidente dell’UNCA e corrispondente dell’ANSA all’ONU. “Parlando del Nord Italia non parliamo di una sola identità culinaria”, ha detto. “Parliamo di un mosaico di regioni e di paesaggi”, di tradizioni “che vanno dalle Alpi alla Pianura Padana, dai laghi alla costa adriatica”. E ha precisato: “Questa sera non è una lezione, è una conversazione”.
A tavola c’era il menù curato e presentato dallo chef veneto Riccardo Orfino: un piatto veneziano legato alla tradizione della sua famiglia, un risotto allo zafferano con sedano caramellato e sugo d’arrosto, un brasato, il cui sugo è servito anche per finire il risotto, e come dolce uno strudel di mele del Trentino.
Per Dino Borri, global advisor nel food, nel wine retail e nell’hospitality, la cucina del Nord è sempre stata “una cucina molto di famiglia”, e lo è ancora. Tutto il cibo, ha spiegato, “era fatto risparmiando e non sprecando, un termine molto comune oggi”. Borri ha raccontato anche come i social stiano cambiando le richieste dei clienti: molti arrivano chiedendo un prodotto del Lago di Como, ma “quasi nessun prodotto del Lago di Como è disponibile”, e non sempre si rendono conto che l’Italia “ha la più grande diversità del mondo in fatto di cibo”. Sulle denominazioni, ha detto, se si vede il marchio DOP è già un buon segno, e l’Italia “ha più formaggi DOP della Francia”.
Stefano Viero, general manager di Monti Trentini, ha descritto la realtà dei piccoli produttori di montagna: l’azienda di famiglia ha cinque o sette mucche e Monti Trentini lavora con 140 aziende agricole. “Se non producono e non vendono, non sopravvivono”, ha detto. “L’identità è strettamente legata al territorio e alla sua tutela”. Per questo, ha spiegato, i controlli sui prodotti a denominazione sono continui e quasi settimanali, senza preavviso. Viero ha ricordato anche una storia poco nota: in passato il Sud era la parte ricca dell’Italia e il Nord la più povera, ed è per questo che molti agricoltori del Nord italiano si trovano oggi in Australia, in Brasile, in Argentina e in Nord America.
Per i vini, Damiano Sorato, vice president of sales USA di Ethica Wines, ha messo in evidenza la varietà dei territori, dai suoli vulcanici ai grandi laghi come quello di Como, e un gusto che il mercato chiede oggi: vini “sofisticati e freschi”. Due bottiglie della stessa regione, ha spiegato, possono essere completamente diverse anche a trenta chilometri di distanza, e il suo compito è far assaggiare e lasciare scegliere. Bere, ha aggiunto, significa anche “stare insieme, passare del tempo insieme, parlare con gli altri”, ed è ciò che si cerca davvero.
Dal punto di vista della cucina, German Rizzo, executive chef e proprietario del ristorante Plado, ha raccontato di aver imparato in anni di lavoro nelle cucine che “meno è sempre di più”, e che a fine cena si offre sempre qualcosa di dolce come omaggio, “perché qualcosa di dolce rende sempre tutti felici”. Alla domanda su cosa sorprenda di più chi assaggia la cucina del Nord, ha chiuso: “È esattamente il nostro obiettivo come chef: far scoprire”.
L’articolo Il Nord Italia a tavola nell’ultimo ITA Talks di New York proviene da IlNewyorkese.
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