
ROVANIEMI (FINLANDIA) (ITALPRESS) – Sicurezza, sorveglianza, navigazione in ambiente estremo, rompighiaccio, protezione delle infrastrutture critiche e dei collegamenti sottomarini: sono alcuni dei dossier destinati a confluire nella nuova strategia dell’Ue per l’Artico, attesa in ottobre e concepita per rafforzare la capacità europea di operare in una regione nella quale la dimensione climatica si intreccia ormai con quella militare, industriale e geopolitica. È su questo terreno che si è sviluppato l’European Arctic Summit di Rovaniemi, convocato dal premier finlandese Petteri Orpo mentre la progressiva apertura delle rotte marittime, il rafforzamento della presenza russa nell’Alto Nord, la vulnerabilità delle infrastrutture e il crescente interesse cinese modificano il quadro strategico regionale.
In Lapponia si sono confrontati il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la premier danese Mette Frederiksen, i primi ministri di Estonia e Lettonia Kristen Michal e Andris Kulbergs, i presidenti di Lituania e Romania Gitanas Nauseda e Nicusor Dan e il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot, insieme al presidente del Consiglio europeo António Costa, all’Alta rappresentante Kaja Kallas e al commissario Jozef Síkela. I lavori erano stati preceduti da una cena ospitata dal presidente finlandese Alexander Stubb, alla presenza anche dei premier di Norvegia e Islanda, Jonas Gahr Store e Kristrún Frostadóttir.
È stata Kallas a precisare l’impostazione che Bruxelles intende imprimere alla revisione della propria politica artica. “Il cambiamento climatico sta avendo un impatto enorme e sta aprendo una nuova competizione geopolitica, per esempio sulle rotte marittime”, ha affermato, richiamando la riapertura da parte della Russia di ex basi militari sovietiche, le esercitazioni missilistiche nell’Alto Nord e l’accresciuta attenzione di Pechino. “Vediamo che anche la Cina è sempre più interessata alla regione, quindi dobbiamo rimanere vigili”. Da questa valutazione deriva una strategia che avrà “la sicurezza al centro”, perché l’Artico, nelle parole dell’Alta rappresentante, “fa parte dell’architettura di sicurezza dell’Europa”.
Una sicurezza che, nell’impostazione emersa a Rovaniemi, non coincide con la sola presenza militare. Vi rientrano la libertà e la sostenibilità della navigazione, la protezione dei collegamenti energetici e digitali, la sorveglianza delle infrastrutture sottomarine e la disponibilità di piattaforme in grado di operare con continuità alle alte latitudini.
È in questo quadro che Kallas ha inserito anche la flotta ombra russa, definendone le unità “bombe ecologiche a orologeria anche nelle nostre acque” che, contemporaneamente, “alimentano la guerra della Russia in Ucraina”. Sullo stesso crinale tra sicurezza e capacità industriale si colloca il dossier dei rompighiaccio: “Data l’attuale situazione geopolitica, abbiamo bisogno di più rompighiaccio o di navi capaci di operare in condizioni così difficili”, ha spiegato l’Alta rappresentante, richiamando il patrimonio tecnologico della cantieristica finlandese e le regole europee che disciplinano le procedure di acquisizione.
La visita al Lapland Air Wing ha trasferito questa impostazione sul piano operativo, mostrando ai partecipanti capacità e procedure aeree sviluppate per l’ambiente artico. È da questo scenario che Merz ha ricondotto il Grande Nord alla più ampia postura di sicurezza europea: “Qui, nell’estremo Nord dell’Europa, si può vedere quanto sia a rischio la pace in Europa”. Il cancelliere ha esortato i partner a “prendere sul serio questa minaccia”, mantenere la coesione in Europa e nella Nato e compiere “ogni sforzo per difendere la nostra libertà e preservare la pace”, sottolineando come la Germania, attraverso il Baltico e l’Atlantico, sia direttamente interessata agli equilibri del Nord.
La stessa continuità geografica delle minacce è stata sviluppata da Nicusor Dan, che ha accostato l’esperienza romena sul Mar Nero alle vulnerabilità dell’Artico. “Abbiamo la stessa minaccia sul fianco Est e nella zona artica”, ha affermato il presidente, indicando droni, cyberattacchi, sabotaggi e azioni contro le infrastrutture critiche tra i rischi che richiedono “mezzi simili di deterrenza e di preparazione”.
Bucarest ha quindi indicato come patrimonio condivisibile le competenze maturate nello sminamento, nella raccolta informativa e nella protezione dei cavi sottomarini, affiancandovi le possibilità di cooperazione nell’industria navale e nei minerali strategici. Rovaniemi ha così riunito nello stesso confronto questioni che dall’Alto Nord raggiungono il Baltico e il Mar Nero, mentre Bruxelles prepara per ottobre il passaggio dalla revisione della propria politica artica alla definizione dei relativi progetti e strumenti.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
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