Carceri, Comunitalia “La nuova legge sui tossicodipendenti è un’opportunità, ma va applicata”

ROMA (ITALPRESS) – “Una legge importante al fine di dare una seconda possibilità a tossicodipendenti e alcolisti che hanno compiuto reati, pur non dimenticando la sicurezza dei cittadini”. La rete Comunitalia, che riunisce numerose comunità terapeutiche impegnate da decenni nella cura, nel recupero e nel reinserimento sociale delle persone con dipendenze patologiche – tra cui la Comunità Papa Giovanni XXIII, San Patrignano e la Comunità Incontro – offre il proprio contributo al dibattito pubblico sulla Legge 5 agosto 2026, n. 140, entrata in vigore oggi 21 agosto in materia di detenzione domiciliare di tossicodipendenti e alcoldipendenti.

“L’esperienza maturata nell’applicazione dei regimi alternativi alla detenzione già previsti dal nostro ordinamento, prima fino al limite di sei anni di pena, con la riforma oggi a 8, ha dimostrato come l’inserimento in programmi terapeutici seriamente strutturati e realizzati presso strutture accreditate possa rappresentare uno strumento efficace non soltanto sotto il profilo della cura, ma anche ai fini della prevenzione della recidiva e della tutela della sicurezza collettiva – sottolinea Comunitalia in una nota -. La Legge n. 140/2026 non introduce alcuna forma di liberazione automatica per le persone tossicodipendenti o alcoldipendenti. L’accesso alla misura presuppone la presentazione di una specifica istanza e richiede un’attenta valutazione della condizione di dipendenza, nonché della correlazione tra tale condizione e il reato commesso”. 

“L’autorità giudiziaria può accogliere la richiesta esclusivamente qualora ritenga che il programma terapeutico proposto sia concretamente idoneo a favorire il recupero della persona e a ridurre il rischio di commissione di ulteriori reati. La nuova disciplina prevede inoltre criteri applicativi uniformi su tutto il territorio nazionale e valorizza il coinvolgimento delle professionalità appartenenti sia ai servizi pubblici sia agli enti del Terzo settore accreditati. Non si tratta, pertanto, di un percorso privo di verifiche o di controlli – prosegue la nota -. Le strutture chiamate a realizzare i programmi terapeutici sono tenute a documentarne l’andamento e a segnalare all’autorità giudiziaria eventuali violazioni o comportamenti incompatibili con il percorso previsto. La normativa disciplina, inoltre, la possibilità di revoca della misura nei casi di inosservanza delle prescrizioni o di violazione delle condizioni stabilite. Per i reati di maggiore gravità, ricompresi nell’articolo 4-bis dell’Ordinamento penitenziario, resta fermo il limite di quattro anni. Tutto ciò non significa ignorare le possibili criticità che potranno emergere nella fase di applicazione della riforma. Al contrario, proprio la rilevanza e la delicatezza della nuova disciplina rendono necessario un attento e costante monitoraggio dei suoi effetti”.

Per Comunitalia sarà indispensabile verificare nel tempo la qualità degli accertamenti diagnostici, l’appropriatezza e l’effettiva personalizzazione dei programmi terapeutici, l’idoneità delle strutture chiamate a realizzarli, il rispetto delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria, l’eventuale ricorso alla revoca delle misure, nonché gli esiti dei percorsi in termini di riduzione della recidiva e di effettivo reinserimento sociale. La sicurezza pubblica e la cura delle dipendenze non devono essere considerate obiettivi contrapposti. La sicurezza pubblica è certamente centrale e il rischio che la condizione di dipendenza possa essere utilizzata in modo strumentale per accedere a misure alternative rappresenta un aspetto che non deve essere sottovalutato – prosegue la nota -. Tuttavia, la risposta a questo possibile rischio non può tradursi nella rinuncia a percorsi di cura e recupero per le persone affette da dipendenza patologica. Prendersi cura di una persona con una dipendenza patologica non significa cancellare o attenuare la responsabilità per il reato commesso. Significa, piuttosto, intervenire anche sulle cause che possono alimentare il comportamento criminale e il rischio di recidiva, attraverso un percorso terapeutico sottoposto a precise condizioni, verifiche e responsabilità”.

Per la rete Comunitalia “la nuova normativa rappresenta quindi un’opportunità che deve essere accompagnata da una rapida e corretta attuazione. È necessario predisporre senza ritardi gli strumenti organizzativi, le risorse e gli investimenti indispensabili affinché le disposizioni introdotte possano tradursi in percorsi realmente efficaci, controllati e qualificati. Solo attraverso un’applicazione rigorosa della norma, un adeguato sistema di controlli e il coinvolgimento di servizi pubblici e realtà accreditate dotate delle necessarie competenze sarà possibile coniugare efficacemente esigenze di sicurezza, responsabilità individuale, diritto alla cura e prevenzione della recidiva”.

– Foto di repertorio Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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