In dieci anni il divario retributivo tra giovani e over 50 si è ridotto del 3,2%

ROMA (ITALPRESS) – Il mercato del lavoro italiano restituisce ai giovani una parte del terreno perduto in trent’anni. Nel settore privato non agricolo il divario retributivo tra i lavoratori di età compresa tra i 18 e i 29 anni e quelli con oltre 50 anni si è ridotto di 3,2 punti percentuali in un decennio, scendendo dal 36,7 per cento del 2015 al 33,5 per cento del 2024. Un’inversione di tendenza significativa, che rompe una traiettoria negativa consolidatasi a partire dagli anni Novanta. Nella distribuzione complessiva dei redditi da lavoro, la posizione relativa dei giovani è migliorata: dal 33° al 35° percentile negli ultimi dieci anni. Il miglioramento si inserisce nel ciclo espansivo del mercato del lavoro italiano avviato dopo la pandemia, che ha visto l’occupazione crescere con particolare intensità tra il 2022 e il 2024 – periodo in cui si è anche accelerata la ricomposizione verso contratti stabili e l’assorbimento di giovani qualificati nei settori ad alta intensità di conoscenza. Lo rivela un’analisi del Centro studi di Unimpresa, su cui l’avanzamento riguarda sia gli uomini sia le donne e non solo sul fronte delle retribuzioni.

Migliorano anche la qualità e la stabilità del primo impiego. Tra i giovani laureati, la quota di assunzioni in settori ad alta intensità di conoscenza – quelli con i livelli retributivi mediamente più elevati – è salita dal 22,4 per cento nel 2015 al 29,0 per cento nel 2024, un balzo di 6,6 punti in un decennio. Nello stesso periodo si sono ridotti sia i contratti a tempo parziale sia quelli a tempo determinato nelle prime esperienze di lavoro. Segnali analoghi, seppur meno pronunciati, si registrano anche tra i diplomati: cala la quota di rapporti a orario ridotto e si attenua la diffusione dei contratti a termine. Il progresso retributivo è particolarmente marcato per i giovani laureati, per i quali l’avanzamento nella distribuzione dei redditi supera nettamente la media. Un dato che suggerisce un aumento dei rendimenti dell’istruzione, storicamente contenuti nel confronto europeo: formarsi, in Italia, comincia a valere economicamente in modo più diretto.

Sul fronte demografico, la quota di giovani tra i 18 e i 29 anni è già scesa dal 19,1 per cento del 1990 al 12,2 per cento del 2025 – quasi sette punti in meno in trentacinque anni – e secondo le proiezioni mediane dell’Istat la contrazione proseguirà nei decenni successivi. Meno giovani sul mercato, a fronte di una domanda di lavoro qualificato in crescita, crea le condizioni strutturali per ulteriori miglioramenti salariali e occupazionali. A questa dinamica si aggiunge la variabile tecnologica: la diffusione dell’intelligenza artificiale potrebbe rafforzare ulteriormente il vantaggio dei giovani più istruiti, capaci di integrare le nuove tecnologie nel proprio lavoro.

“I numeri ci dicono che la riscossa dei giovani sul lavoro è già in corso, ed è misurabile – commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi -. Tre punti e due decimi di divario salariale recuperati in dieci anni, quasi sette punti in più di assunzioni in settori ad alta conoscenza per i laureati, meno precariato all’ingresso: sono dati concreti, non percezioni. Il trend è strutturale e potrebbe rafforzarsi nei prossimi anni grazie alla demografia e alla tecnologia. Il compito della politica è accompagnarlo, non lasciarlo al caso: più investimenti in formazione, incentivi alle assunzioni stabili, valorizzazione delle competenze rispetto all’anzianità”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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