Gli italiani all’estero potranno pagarsi la tessera sanitaria, ma ci sono dei limiti

Gli italiani iscritti all’AIRE che vivono fuori dall’Unione europea e dai Paesi EFTA potranno continuare ad avere accesso al Servizio sanitario nazionale italiano pagando un contributo annuale di 2.000 euro. È quanto contenuto nella proposta di legge approvata definitivamente dal Senato nella giornata di ieri 9 giugno e riguarda una platea potenziale di poco più di 3 milioni di persone: cittadini italiani residenti in Paesi come Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Australia, Tunisia o Albania, che oggi, una volta iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, perdono l’iscrizione ordinaria al sistema sanitario italiano. Con la nuova norma potranno ottenere o rinnovare la tessera sanitaria e usare i servizi del SSN durante i periodi di permanenza in Italia.

L’iter è partito da due proposte di legge, una a prima firma dell’On. Di Giuseppe (FdI), che prevedeva un contributo fisso, l’altra a prima firma dell’On. Di Sanzo (PD) che prevedeva invece un contributo proporzionale al reddito e con esenzioni per determinate categorie – le proposte sono state abbinate, ma il testo base scelto è stato, come prassi, quello della maggioranza, e quindi di Giuseppe, che prevedeva il pagamento di 2.000 euro senza esenzioni.

La misura era stata pensata soprattutto per chi mantiene un rapporto con l’Italia anche vivendo altrove. Può essere il caso di pensionati che trascorrono alcuni mesi l’anno nel paese d’origine, di lavoratori che rientrano periodicamente o di studenti e ricercatori che vivono fuori dall’Europa ma tornano in Italia per periodi più o meno lunghi. Adesso, pagando il contributo di 2000 euro, potranno iscriversi al Servizio sanitario presso l’Asl che conserva la loro scheda individuale, oppure presso l’Asl competente per il domicilio di soggiorno. Il contributo non sarà frazionabile: andrà pagato per intero, ogni anno. Se si interrompe il pagamento e si riprende successivamente, la legge richiede il pagamento degli arretrati per gli anni in cui il servizio si è interrotto. I minori saranno invece esenti, a condizione che almeno un genitore o il tutore abbia pagato il contributo di 2.000 euro.

Oggi gli italiani iscritti all’AIRE e residenti fuori dall’Unione europea non hanno una copertura sanitaria ordinaria in Italia e possono accedere solo alle cure urgenti, solo fino a 90 giorni l’anno per prestazioni ospedaliere urgenti e di pronto soccorso, a patto che non abbiano un’assicurazione pubblica o privata che paghi le relative spese – non possono però accedere al medico di famiglia, alle visite programmabili o agli altri servizi del sistema sanitario. La nuova legge prova a riaprire quel canale, ma lo fa attraverso un pagamento fisso stabilito nella cifra di 2.000 euro annuali.

Christian Di Sanzo, deputato del Partito Democratico eletto nella Ripartizione Nord e Centro America, ha rivendicato la bontà della proposta originale, ma ha criticato in modo netto il testo finale approvato. Secondo Di Sanzo, la legge approvata presenta «forti limiti» rispetto alla proposta originaria presentata a sua prima firma. Il punto principale riguarda proprio il contributo: «Purtroppo molto della mia proposta non è stato recepito – avremmo infatti voluto un contributo proporzionale al reddito, una esenzione per gli studenti iscritti a corsi di laurea o di dottorato, una esenzione per i pensionati che non usufruiscono della de-tassazione della pensione».

Il deputato ha contestato inoltre una norma che considera particolarmente penalizzante: chi inizia a versare il contributo dovrà continuare a farlo anche negli anni successivi, e in caso di mancato pagamento dovrà saldare gli arretrati, con gli interessi legali, per ottenere il rinnovo della tessera sanitaria. Per Di Sanzo questo rischia di trasformare una possibilità in un vincolo pesante, soprattutto per chi potrebbe aver bisogno della copertura solo in alcune fasi della vita.

La legge non sarà operativa subito. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore dovrà essere adottato un decreto del ministero della Salute, di concerto con il ministero dell’Economia, per definire le modalità di accesso alle prestazioni, il procedimento amministrativo e il monitoraggio degli effetti della misura. Per chi inizia a pagare il contributo e mancato pagamento del contributo comporterà la sospensione dall’accesso alle prestazioni programmabili e non urgenti. Secondo gli ultimi dati Istat, al 31 dicembre 2024 gli italiani residenti all’estero erano 6 milioni e 382mila: 3 milioni e 448mila in Europa e poco più di 3 milioni fuori dall’area europea. Il gruppo più numeroso vive in America, con 2 milioni e 608mila residenti italiani, mentre i Paesi con più cittadini italiani iscritti all’estero sono Argentina, Germania, Brasile, Svizzera e Francia.

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