ROMA (ITALPRESS) – “Gli indicatori in alta frequenza, ad oggi disponibili, riflettono un quadro congiunturale che nel suo insieme presenta ancora sorprendenti elementi di dinamicità. In un contesto in cui l’occupazione staziona sui massimi – e non cresce ulteriormente per motivi che prescindono dalla crisi internazionale – e la produzione industriale, finalmente, segnala qualche spunto positivo, a sostenere la crescita sono essenzialmente i servizi e la domanda delle famiglie. Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente, con le inevitabili pressioni sui prezzi dell’energia, la conseguente accelerazione dell’inflazione e i paventati effetti sugli approvvigionamenti, è destinato a generare effetti significativi nei prossimi mesi”. È quanto emerge dal rapporto Congiuntura Confcommercio di maggio.
“La dimensione e la tempistica rimangono le maggiori incognite, aprendo il campo alle pure congetture sul futuro prossimo. Per adesso, non rimane che registrare che molti dei problemi che inizialmente erano attesi manifestarsi in questa primavera, potrebbero collocarsi più avanti nel tempo, lasciando spazio a un 2026 soddisfacente, ma con ripercussioni peggiori sull’anno successivo – spiega Confcommercio -. In linea con questo scenario, archiviato il primo trimestre in crescita, con un marzo decisamente brillante, aprile e maggio sarebbero caratterizzati da un’evoluzione del PIL ancora positiva ma in sensibile rallentamento congiunturale. Secondo le nostre stime, a maggio il PIL, sulla scia di dinamiche ancora favorevoli per molte delle attività dei servizi e di una stabilizzazione della produzione industriale, dovrebbe crescere marginalmente su aprile (+0,1%), portando la variazione su base annua all’1,5%”.
“I dati degli ultimi due mesi, associati a una favorevole eredità lasciata da marzo e al confronto con un periodo di stasi dell’economia italiana nel 2025, suggeriscono la possibilità di un secondo quarto del 2026 ancora in crescita. Tutto ciò considerato, e tenendo conto del fatto che il 2026 ha tre giornate lavorative in più rispetto al 2025, nell’ipotesi di una normalizzazione della situazione internazionale sul finire dell’estate prossima sarebbe possibile anche superare lo 0,6% della variazione del PIL indicata dal Governo nel DFP – sottolinea l’associazione di categoria -. I consumi, calcolati nella metrica dell’ICC, rimangono in territorio positivo ad aprile, dopo un marzo molto favorevole anche per un anticipato effetto Pasqua, con una variazione nel confronto annuo dell’1,3%. In linea con quanto rilevato nei mesi scorsi, la tendenza al recupero della domanda appare sostanzialmente diffusa, con spiccati segnali di miglioramento per l’automotive, sebbene non si possa dire se di natura transitoria o permanente. Pur con apprezzabili spunti favorevoli anche tra i beni, si conferma il ruolo trainante di molti servizi la cui domanda è legata alla fruizione del tempo libero, con un contributo non secondario della componente straniera della domanda”.
“In questo contesto l’elemento più critico è rappresentato dal riacutizzarsi dell’inflazione che, secondo le nostre stime, per il mese di maggio dovrebbe attestarsi al 3,4%, in ulteriore accelerazione rispetto ai mesi precedenti, ritornando a valori che non si vedevano dalla fine dell’estate del 2023 – spiega Confcommercio -. Le pressioni maggiori continuano a concentrarsi sull’energetico (domestico e per la mobilità) a cui si aggiungono le tensioni sugli alimentari non lavorati, generate da situazioni pregresse. Il permanere di questa situazione rende sempre più probabile il trasferimento degli impulsi anche ad altre filiere, con conseguenti possibili effetti negativi nei prossimi mesi non solo sulla fiducia delle famiglie, ma anche in termini di comportamento di consumo via minore reddito disponibile reale”.
– foto logo Confcommercio –
(ITALPRESS).
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