Lunedì 13 aprile gli studenti e le studentesse della Scuola d’Italia Guglielmo Marconi di New York hanno incontrato Andrea Fiano, giornalista e figlio di Nedo Fiano, uno dei pochi sopravvissuti italiani al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. L’incontro, organizzato dalla Fondazione Occorsio, ha fatto nascere un dibattito vivo e intenso che si è concluso con la riflessione che il dovere della memoria non è solo ricordare chi ha sofferto, è imparare a riconoscere i passi del male, prima che diventi troppo tardi per fermarlo.
Per capire il peso dell’intervento di Andrea Fiano, occorre conoscere la storia di suo padre. Nedo Fiano nacque a Firenze nel 1925, in una famiglia ebrea. Aveva diciotto anni quando, nel 1944, fu arrestato insieme ai suoi familiari e deportato ad Auschwitz-Birkenau. Nedo rimase ad Auschwitz fino alla liberazione del campo, nel gennaio 1945, sopravvivendo alla brutalità quotidiana e all’orrore di una delle pagine più terrificanti della storia contemporanea. Tornò in Italia come uno dei rari sopravvissuti italiani di Auschwitz e dedicò il resto della sua vita a testimoniare ciò che aveva vissuto: nelle scuole, nelle piazze, nelle istituzioni. Per decenni percorse l’Italia raccontando la Shoah con una lucidità e una generosità straordinarie, convinto che il racconto diretto fosse il più potente antidoto contro il ritorno del male. Nedo Fiano è scomparso nel 2020, a novantaquattro anni, lasciando un’eredità morale che suo figlio Andrea ha scelto di raccogliere e portare avanti.
Andrea Fiano è giornalista e autore, e ha ereditato dal padre la missione di tradurre la storia in parola viva, capace di raggiungere le nuove generazioni. Di fronte agli studenti della Scuola d’Italia, ragazze e ragazzi cresciuti in un mondo in cui la Shoah è già storia, lontana nel tempo, ha scelto di non limitarsi al racconto del passato; il cuore dell’incontro è andato oltre la testimonianza storica.
Il messaggio che Andrea Fiano ha voluto lasciare agli studenti è duplice. Da un lato, l’imperativo morale della memoria: ricordare non come esercizio rituale, ma come atto di responsabilità civile. La storia della Shoah non è solo la storia degli ebrei sterminati dai nazisti: è la storia di ciò che accade quando una società smette di riconoscere l’umanità dell’altro, quando la propaganda trasforma i vicini in nemici, quando il silenzio di fronte al sopruso diventa complicità. Il nazismo non è arrivato già formato, è cresciuto da piccole intolleranze, da battute accettate, da sguardi abbassati davanti a un’ingiustizia. Ecco perché dobbiamo imparare a vedere.
Dall’altro lato, ed è questo il messaggio forse più urgente per ragazze e ragazzi di oggi, la riflessione sui segnali quotidiani dell’odio. Il nazismo non nasce dal nulla: nasce dall’indifferenza, dalla derisione tollerata, dall’esclusione normalizzata. Fiano ha chiesto agli studenti di guardare alla loro vita di ogni giorno: al compagno di classe preso di mira perché diverso, alla battuta razzista che «non era seria», al bullo che nessuno ferma perché farlo sembra troppo complicato. Questi non sono episodi innocui: sono i semi da cui, in condizioni di crisi politica e sociale, può germogliare qualcosa di molto più pericoloso.
È necessario capire che il male si esercita in una scala continua, e che intervenire ai primi gradini è enormemente più facile che attendere l’ultimo. Essere argine al male non richiede eroismo: richiede il coraggio quotidiano di non abbassare la voce quando si dovrebbe alzarla, di non girare la testa quando si dovrebbe guardare.
Gli studenti hanno ascoltato in silenzio, poi hanno fatto domande vere, non di circostanza: su come si fa a dire basta quando si è in minoranza, su come si gestisce la paura di essere esclusi se ci si oppone al gruppo, su cosa significa oggi essere testimoni responsabili in un’epoca in cui l’odio corre veloce sui social media e spesso non lascia tracce facilmente riconoscibili. Fiano ha risposto a tutte, senza semplificare, senza dare risposte consolatorie che non avrebbe potuto garantire.
Andrea Fiano ha spiegato che raccontare serve, poiché non possiamo essere certi che il male non si affaccerà mai di nuovo, ma sicuramente tacere lo rende più facile.
L’incontro è stato reso possibile grazie alla Fondazione Occorsio e alla Fondazione Kennedy, che da anni si impegnano nella promozione della cultura civile e della memoria storica tra le nuove generazioni. La scelta di portare Andrea Fiano alla Scuola d’Italia si inserisce in un percorso più ampio di educazione alla cittadinanza responsabile: non basta sapere cosa è accaduto, occorre sviluppare gli strumenti per riconoscerlo se dovesse tornare, in qualunque forma.
In un momento storico in cui i testimoni diretti della Shoah si vanno spegnendo uno ad uno, il lavoro di chi, come Andrea Fiano, porta avanti quella memoria di seconda mano assume un valore ancora più prezioso. La catena della testimonianza non si interrompe: si trasforma. E lunedì mattina, in un’aula di New York, quella catena ha aggiunto un nuovo anello.
L’articolo Andrea Fiano incontra gli studenti della Scuola d’Italia proviene da IlNewyorkese.
Ti è piaciuto questo articolo?
Total votes: 0
Upvotes: 0
Upvotes percentage: 0.000000%
Downvotes: 0
Downvotes percentage: 0.000000%


