Gli Oscar di Francesco Melzi d’Eril, co-produttore di The Voice of Hind Rajab

In occasione della notte degli Oscar a Hollywood, abbiamo incontrato Francesco Melzi d’Eril, co-produttore del film The Voice of Hind Rajab, candidato agli Academy Awards come film presentato dalla Tunisia.
L’Oscar della categoria è stato assegnato a Sentimental Value, ma il film racconta una storia intensa e necessaria, capace di lasciare un segno profondo e di ricordare quanto il cinema possa ancora essere uno strumento potente per raccontare l’umanità.

Che cosa significa essere qui a Hollywood con una nomination all’Oscar per il film internazionale?

Io sono uno dei tanti produttori del film. Ho già vissuto momenti simili in passato, ad esempio con Io sono l’amore di Guadagnino e con Call Me by Your Name. Devo dire che la cosa più bella è sentirsi parte, anche solo per qualche giorno, di questa grande comunità di filmmaker e artisti. Al di là della competizione – che alla fine è quasi un gioco – è davvero speciale condividere questi momenti con altri registi, produttori e creativi. È una celebrazione del cinema.

Come è nato il progetto di The Voice of Hind Rajab?

Sono stato contattato da una delle produttrici e poi anche Joaquin Phoenix, che è un amico e partecipa al progetto. Da lì abbiamo deciso di intraprendere questa avventura insieme.

Qual è stata la sfida più grande nella produzione di un film come questo?

Le sfide sono state soprattutto per la regista e per il produttore principale, che si trovavano direttamente sul luogo delle riprese. Fare cinema è sempre molto difficile: siamo tutti un po’ dei cowboy. Portare a casa un film è quasi sempre un miracolo. Io ho prodotto molti film come produttore principale e so bene quanto siano enormi le difficoltà. In questo caso la mia partecipazione è stata più collaterale, quindi non voglio prendermi meriti che appartengono ad altri. Ci sono stati comunque momenti molto delicati. È un film politicamente sensibile e ci sono state situazioni drammatiche, come quando si è dovuto aiutare la madre di Hind a lasciare la sua casa. Anche solo ieri ci sono stati problemi per l’ingresso negli Stati Uniti di uno degli attori, con cui avevo già lavorato nel film 200 Meters. In produzioni come questa gli ostacoli sono sempre molti.

Ci sono state difficoltà anche legate ai visti per entrare negli Stati Uniti?

Sì, purtroppo sì. In questo momento i visti per i palestinesi verso gli Stati Uniti sono bloccati e questo ha creato diversi problemi. Di conseguenza alcune persone coinvolte nel film non hanno potuto partecipare agli Oscar.

Il film racconta una storia molto forte. Qual è il messaggio che sperate arrivi al pubblico?

Racconta una situazione difficile e una storia drammatica, ma porta anche un messaggio importante. Il cinema dovrebbe forse più spesso farsi portatore di messaggi di umanità. Il cinema lo fa spesso, anche se poi non è sempre detto che venga ascoltato. Però è importante continuare a raccontare queste storie.

In questi giorni agli Oscar hai visto anche altri film che ti hanno colpito particolarmente?

Sì, c’è un documentario molto bello in concorso, Mr. Nobody Against Putin. Racconta la storia di un giovane maestro russo in un piccolo villaggio degli Urali che documenta, con i suoi video, quattro anni di guerra con l’Ucraina e come la società russa sia cambiata. È un film straordinario. Guardandolo senti una grande vicinanza e affetto per questo insegnante che rischia la vita per raccontare la verità. È una storia che ti dà fiducia nell’umanità.

Che cosa ti lascia questa esperienza agli Oscar?

Ieri sera eravamo a un panel dedicato ai film internazionali ed è stato molto interessante. C’erano molti registi, tra cui anche Jafar Panahi, che ha parlato della sua esperienza come intellettuale sotto il regime iraniano. In momenti come questi capisci davvero quanto il cinema possa essere un simbolo di libertà. È qualcosa che senti molto forte qui agli Oscar e forse è proprio questo che ci spinge a continuare a fare film che abbiano un significato.

L’articolo Gli Oscar di Francesco Melzi d’Eril, co-produttore di The Voice of Hind Rajab proviene da IlNewyorkese.

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