C’è un dato che, più di tutti, racconta il legame profondo tra l’Italia e gli Academy Awards: il nostro Paese è quello che ha vinto più statuette per il Miglior Film Straniero (oggi Miglior Film Internazionale). Dal 1957, anno in cui la categoria è stata istituita, il cinema italiano ha conquistato 11 Oscar, affermandosi come una delle cinematografie più amate e celebrate al mondo.
Un primato che non è solo numerico, ma culturale. Perché dietro ogni statuetta c’è un pezzo di storia, un volto, una voce, una visione che ha contribuito a ridefinire il linguaggio della settima arte.
Prima ancora che nascesse la categoria del Miglior Film Straniero, l’Italia aveva già iniziato a farsi notare a Hollywood.
Nel 1948 Vittorio De Sica conquista un Oscar speciale con Sciuscià. Due anni dopo, nel 1950, replica con Ladri di biciclette, manifesto universale del Neorealismo. Nel 1951 è la volta di Le mura di Malapaga di René Clément, coproduzione franco-italiana che consolida il prestigio internazionale della nostra industria.
È l’alba di un’epoca irripetibile.
Quando la categoria diventa ufficiale, l’Italia la trasforma in un terreno di dominio artistico.
Il nome che risuona più forte è quello di Federico Fellini, capace di vincere quattro Oscar con La strada (1957), Le notti di Cabiria (1958), 8½ (1964) e Amarcord (1975). Accanto a Fellini, ancora De Sica con Ieri, oggi, domani (1965) e Il giardino dei Finzi-Contini (1972), mentre nel 1971 Elio Petri conquista Hollywood con Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Proseguiamo con Giuseppe Tornatore e Nuovo Cinema Paradiso (1990), struggente dichiarazione d’amore al grande schermo; Gabriele Salvatores con Mediterraneo (1992); Roberto Benigni con La vita è bella (1999); fino a Paolo Sorrentino che nel 2014 vince con La grande bellezza.
Negli ultimi anni le nomination di È stata la mano di Dio (2022) e Io, Capitano (2024) hanno confermato la vitalità del nostro cinema ma non è bastato.
Tra le pagine più significative, impossibile non ricordare Lina Wertmüller, prima donna nella storia a ottenere una nomination all’Oscar per la regia nel 1977 con Pasqualino Settebellezze. Un traguardo che ha fatto epoca.
Nella categoria Miglior Regista, l’unico italiano ad aver vinto è Bernardo Bertolucci per L’ultimo imperatore nel 1988, kolossal che conquistò nove statuette.
Sul fronte della recitazione brillano i nomi di Anna Magnani per La rosa tatuata (1955), Sophia Loren per La ciociara (1962) con il primo Oscar assegnato a un’attrice per un’interpretazione in lingua non inglese e di Roberto Benigni per La vita è bella (1999), in una delle cerimonie più emozionanti di sempre.
Nel tempo, l’Academy ha celebrato con l’Oscar Onorario quelle figure che con il loro contributo hanno saputo plasmare il cinema mondiale: Sophia Loren (1991), Federico Fellini (1993), Michelangelo Antonioni (1995), Ennio Morricone (2007), Piero Tosi (2014), Lina Wertmüller (2020).
Riconoscimenti, questi, che parlano di carriere leggendarie, di linguaggi rivoluzionari e di un’influenza che non ha confini.
Ma non ci sono solo i registi e gli attori. L’Italia ha brillato anche nei mestieri invisibili ma fondamentali del cinema.
Vittorio Storaro ha vinto tre Oscar per la fotografia di Apocalypse Now, Reds e L’ultimo imperatore. Milena Canonero ha conquistato quattro statuette per Barry Lyndon, Momenti di gloria, Marie Antoinette e The Grand Budapest Hotel. Carlo Rambaldi ha dato vita ai mostri di King Kong, Alien ed E.T. l’extra-terrestre. Giorgio Moroder ha portato l’elettronica agli Oscar con Fuga di mezzanotte, Flashdance e Top Gun. E poi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, Ennio Morricone (premiato anche per The Hateful Eight), Nicola Piovani, Dario Marianelli, Mauro Fiore e molti altri artigiani eccellenti che hanno trasformato il talento italiano in un marchio di qualità globale.
Dai set polverosi del Neorealismo alle produzioni internazionali più ambiziose, gli italiani agli Oscar hanno scritto una storia di talento, visione e coraggio creativo. Una storia che non si esaurisce in una statuetta ma che vive in ogni inquadratura illuminata da Storaro, in ogni nota di Morricone, in ogni volto scolpito dalla Magnani o dalla Loren.
L’articolo L’Italia da Oscar proviene da IlNewyorkese.
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