Mur e Inaf in Cile per visitare i siti dello European Southern Observatory

ROMA (ITALPRESS) – Il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, e il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Roberto Ragazzoni, hanno visitato i siti dello European Southern Observatory (ESO) nella regione del deserto di Atacama in Cile, dove sorgono i più avanzati telescopi del mondo. ESO è una organizzazione internazionale di cui l’Italia è Paese membro dal 1982.

La delegazione italiana ha visitato il sito dell’Extremely Large Telescope (ELT) dell’European Southern Observatory (ESO), presso Cerro Armazones, ad oltre 3.000 metri di quota, dove è in avanzata fase di costruzione il più grande telescopio per osservazione nella luce visibile e nell’infrarosso mai realizzato. Il progetto vede un importante contributo italiano, sia nella ricerca sia nello sviluppo tecnologico e industriale.

La comunità scientifica nazionale, coordinata dall’INAF, è impegnata nello sviluppo di strumenti e tecnologie chiave per il telescopio e contribuisce alla progettazione e alla realizzazione di componenti ad altissima precisione. Queste soluzioni consentiranno di ottenere immagini con una nitidezza senza precedenti e di ampliare in modo significativo le possibilità di osservazione dell’universo.

Sul piano industriale, invece, un consorzio di aziende italiane si è aggiudicato la commessa per la realizzazione dell’edificio, della cupola orientabile e della struttura di supporto del telescopio, generando un ritorno economico di oltre 360 milioni di euro. Un risultato che conferma come la partecipazione alle grandi infrastrutture europee di ricerca rappresenti non solo un investimento scientifico, ma anche una concreta leva di sviluppo industriale.

“La presenza italiana all’Extremely Large Telescope – ha dichiarato il ministro Berninidimostra in modo concreto quanto la ricerca sia uno strumento strategico di proiezione internazionale del nostro Paese. Partecipare da protagonisti a una delle più grandi infrastrutture scientifiche al mondo significa affermare la qualità della nostra comunità scientifica e la solidità del nostro sistema industriale, capace di contribuire a progetti di altissima complessità tecnologica. L’impegno nell’ELT – ha aggiunto il Ministro – è anche una scelta politica e strategica, perché significa investire nella conoscenza come leva di competitività e, allo stesso tempo, offrire nuove opportunità alle giovani generazioni di ricercatori, che possono misurarsi con progetti destinati a segnare il futuro dell’astrofisica. La cooperazione con il Cile, che ospita queste infrastrutture uniche al mondo, rappresenta inoltre un esempio concreto di diplomazia scientifica efficace. Di come cioè la scienza contribuisca a costruire relazioni stabili e durature tra Paesi, aiuti a creare fiducia reciproca e generare benefici condivisi”.

“Visitare con il Ministro Bernini i siti astronomici dell’ESO qui in Cile, in uno tra i luoghi letteralmente più bui del pianeta dove risiede l’accesso europeo al cielo australe, è stato un onore. Qui abbiamo potuto vedere, e spesso toccare con mano, come la ricerca italiana in astrofisica non solo si esprime ai massimi livelli nel globo ma sia anche in grado di coinvolgere l’intera filiera accademica, scientifica e industriale della nazione”, commenta Roberto Ragazzoni, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

I siti visitati ospitano contemporaneamente il passato, il presente e il futuro prossimo dello sviluppo tecnologico italiano. L’industria del nostro Paese ha infatti costruito i 4 telescopi del Very Large Telescope (ESO), inaugurati nei primi anni 2000, e da allora tra i maggiori telescopi del mondo. Il futuro è ora rappresentato dall’Extremely Large Telescope, che coinvolge non solo l’industria nazionale che si occupa di grandi strutture ma anche di componenti ad altissima specializzazione.

“Lo specchio adattivo di ELT è un gioiello tecnologico, costituito da sei “petali” che con i loro 5352 attuatori correggeranno gli effetti della turbolenza atmosferica producendo immagini astronomiche di qualità eccezionale. Una tecnologia collaudata dall’INAF, oggi divenuta standard in tutti i grandi telescopi del pianeta” sottolinea Ragazzoni. “Questa visita è una ulteriore confermadell’attenzione del Ministero, che si traduce in finanziamenti per la realizzazione di infrastrutture e l’assunzione di nuovi scienziati. Un’occasione che ha permesso di valorizzare strutture osservative con una forte presenza italiana che, a breve, ci apriranno nuove frontiere nella ricerca astrofisica, dove l’INAF gioca un ruolo di assoluto rilievo nel panorama internazionale. Un balzo in avanti per le future generazioni di scienziati che ha già messo alla prova l’eccellenza e la capacità di realizzazione dell’intera filiera industriale nazionale”.

Nel corso della visita, la delegazione si è recata anche presso il sito che ospiterà l’osservatorio Cherenkov Telescope Array Observatory (CTAO), la più grande e potente infrastruttura al mondo per l’osservazione dell’universo nello spettro dei raggi gamma, in grado di indagare i fenomeni più energetici che avvengono nel cosmo. Il CTAO prevede la costruzione di oltre 60 telescopi di tre differenti dimensioni distribuiti in due siti, presso l’isola di La Palma (arcipelago delle Canarie, Spagna) per l’emisfero boreale e, appunto, in Cile per quello australe.

L’Italia, oltre a essere tra i membri fondatori del progetto, contribuendo allo sviluppo tecnologico, alla costruzione e alle operazioni dell’Osservatorio, è anche il Paese che ha guidato i negoziati per la sua costituzione e ospita, a Bologna, la sede centrale del CTAO ERIC.

“Siamo altrettanto entusiasti – dice Ragazzoni – per il recente avvio dei lavori legati alla costruzione del sito meridionale del Cherenkov Telescope Array Observatory, che vede un nostro forte contributo sui telescopi di classe small e large in avanzata fase di costruzione”.

La visita si è svolta alla presenza dell’Ambasciatrice d’Italia in Cile, Valeria Biagiotti, del Direttore Generale di ESO Xavier Barcons e dell’ELT Program Manager Roberto Tamai. 

-Foto Mur-
(ITALPRESS).

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