LUSSEMBURGO (ITALPRESS) – In un parere pubblicato oggi, la Corte dei conti europea fornisce al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE il proprio parere di esperto indipendente sulle proposte della Commissione europea relative alla politica agricola comune (PAC) e all’organizzazione comune dei mercati (OCM). La Corte formula osservazioni sulla futura impostazione e attuazione della PAC al fine di garantire la sana gestione finanziaria, la rendicontabilità e il valore aggiunto dell’UE. Mette in guardia contro diversi rischi derivanti dall’incertezza e dalla scarsa chiarezza e sottolinea la necessità che i finanziamenti dell’UE restino tracciabili. Nel 2025, la Commissione ha presentato un progetto di bilancio dell’UE per il 2028-2034, anche detto quadro finanziario pluriennale (QFP), per un totale di 2 000 miliardi di euro. Con una dotazione finanziaria di circa 865 miliardi di euro, il Fondo europeo costituirebbe la componente preponderante del prossimo QFP. La PAC, che è attualmente il più grande programma di spesa agricola dell’UE, sarebbe finanziata da questo nuovo Fondo unico sulla base di piani nazionali. È la prima volta, dalla creazione della PAC nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo specifico per l’agricoltura. La proposta della Commissione segna inoltre un notevole cambiamento strutturale, in quanto elimina il tradizionale sostegno a due pilastri della PAC: uno per gli agricoltori e il settore agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale.
La Corte osserva che le complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un’architettura giuridica della PAC più complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi, e potrebbero in ultima analisi compromettere l’obiettivo della semplificazione. A seguito dell’accordo interistituzionale tra i presidenti del Parlamento europeo e della Commissione e la presidenza del Consiglio del novembre 2025, che ha stabilito di trasferire alcune disposizioni dal Fondo europeo al regolamento sulla PAC, la Corte ritiene che i legislatori dell’UE potrebbero trasferire altre disposizioni pertinenti al fine di rendere la politica più completa. Tuttavia, si potrebbe anche generare una certa incertezza, poiché l’importo complessivo dei finanziamenti della PAC sarebbe noto solo dopo l’adozione dei piani nazionali nell’ambito del Fondo unico. Per i destinatari dei fondi, ciò potrebbe rendere imprevedibile, in fase di pianificazione, l’importo dei finanziamenti che possono attendersi. Inoltre, diverrebbe problematico anche confrontare la spesa per la PAC nell’ambito dell’attuale QFP e la potenziale dotazione nell’ambito del prossimo QFP.
Ulteriore incertezza deriva dalla scarsa chiarezza su quali interventi della PAC dovrebbero essere basati sulle realizzazioni e quali sul raggiungimento di traguardi e obiettivi, con conseguenti possibili incoerenze tra i diversi paesi dell’UE. A tale riguardo, la Corte sottolinea che la rendicontabilità e la tracciabilità dovrebbero essere garantite anche quando gli interventi sono basati su traguardi e obiettivi. In particolare, la tracciabilità dai conti ai beneficiari finali, quali gli agricoltori, è una condizione imprescindibile affinché la Corte dei conti europea possa svolgere il proprio ruolo. Data la portata delle modifiche proposte e la flessibilità concessa ai paesi dell’UE nella preparazione dei rispettivi piani nazionali, è difficile formulare stime realistiche riguardo all’impatto che le proposte della Commissione potrebbero avere sulle dotazioni di spesa nazionali. Inoltre, la maggiore flessibilità consentita ai paesi dell’UE non dovrebbe mettere a rischio gli obiettivi comuni della PAC, quali un reddito equo per gli agricoltori, la tutela dell’ambiente e l’azione per il clima e la sicurezza alimentare: il nuovo assetto potrebbe creare disparità tra gli agricoltori e incidere negativamente sulla concorrenza leale e sul funzionamento del mercato interno. Per attenuare tale rischio, la Commissione dovrà rafforzare ed esercitare efficacemente il proprio ruolo direttivo.
LE REAZIONI DI CONFAGRICOLTURA E CIA
“Il parere odierno della Corte dei Conti europea relativo al budget e all’impalcatura della nuova Pac evidenzia le stesse perplessità già espresse da Confagricoltura: la complessità della prossima programmazione rischia di creare incertezza, ritardare l’erogazione dei fondi e compromettere l’obiettivo di semplificazione. Di fatto significa non raggiungere gli obiettivi stessi della politica agricola comune”. Lo si legge in una nota di Confagricoltura. “La struttura del Fondo Unico, inoltre, minaccia l’ordinata programmazione degli interventi – prosegue la nota -, così come l’affidamento agli Stati membri della possibilità di finanziare la Pac mette a rischio l’omogeneità e lo spirito comune della politica agricola. Il fatto che i governi possano decidere di destinare o meno, al di fuori della “riserva agricola garantita” una consistente quota di risorse al settore primario o ad altri àmbiti – sottolinea Confagricoltura – crea una conseguente potenziale disparità nella capacità competitiva delle imprese agricole nell’ambito stesso dell’Ue”.
E’ invece indispensabile che “si garantisca una politica agricola adeguata alle sfide a cui gli agricoltori sono chiamati. Non è un caso – aggiunge Palazzo della Valle – che anche la Corte dei Conti abbia oggi evidenziato che la maggiore flessibilità per i Paesi nella gestione delle risorse “non dovrebbe compromettere gli obiettivi comuni della Pac, ad iniziare da un reddito equo per gli agricoltori, la sicurezza alimentare e la tutela dell’ambiente”. Confagricoltura auspica quindi che “il parere odierno porti i colegislatori a riflettere su queste preoccupazioni messe in luce anche dalla Corte dei Conti europea e ad adattare la proposta della Commissione recependo i suggerimenti necessari a contrastare i rischi enunciati”.
“Anche la Corte dei conti europea dà ragione agli agricoltori. Nel suo parere sulla proposta di riforma della Pac post 2027, l’organo di controllo dell’Ue conferma tutti i timori avanzati dal settore primario e dà piena legittimazione alle nostre preoccupazioni”. A sottolinearlo è il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. “Pur non essendo vincolante, il parere della Corte rafforza in modo inequivocabile ciò che denunciamo da tempo e che abbiamo portato anche in piazza, nelle manifestazioni di Bruxelles e Strasburgo -dice Fini-. Tagliare le risorse all’agricoltura e farle confluire in un fondo unico significa svuotare la Pac del suo carattere comune e aprire la strada a una pericolosa rinazionalizzazione. Così si spezza un sistema che ha garantito equità e coesione, creando disparità tra comparti e tra Stati membri, ma soprattutto si mette seriamente a rischio una delle politiche fondanti dell’Unione, essenziale per il reddito degli agricoltori e per la sicurezza alimentare dei cittadini”.
“La Commissione Ue sta imboccando una strada sbagliata e sempre più isolata – conclude il presidente di Cia -. Contro questa visione miope continueremo a far sentire la nostra voce. L’agricoltura non è un capitolo di spesa da comprimere, ma una priorità strategica da difendere: servono semplificazione, certezze giuridiche e risorse adeguate, non nuova burocrazia e scelte che penalizzano il settore. Con l’avvio dei negoziati e i tempi stretti per gli emendamenti entro maggio, nelle prossime settimane saremo in prima linea per spingere verso modifiche concrete. Senza una Pac forte e realmente comune, l’Europa perde uno dei suoi pilastri”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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