La Winter Fancy Faire debutta in California e rilancia il Made in Italy agroalimentare

La Winter Fancy Faire 2026 si è chiusa oggi a San Diego, segnando la conclusione del debutto della nuova formula invernale della storica Winter Fancy Food e il suo primo approdo in California. Dall’11 al 13 gennaio, il San Diego Convention Center ha dunque ospitato una delle manifestazioni più rilevanti per il settore agroalimentare globale, rafforzando il legame tra il comparto food italiano e uno dei mercati più dinamici degli Stati Uniti.

Il cambio di naming e di sede accompagna una trasformazione strategica voluta dalla Specialty Food Association, network non profit fondato nel 1952 a New York e oggi punto di riferimento per oltre 4.500 operatori internazionali. La Winter Fancy Faire nasce dunque come nuova piattaforma per intercettare tendenze e consumi, affiancando l’edizione estiva e confermando il ruolo centrale degli Stati Uniti negli scambi agroalimentari globali.

Al centro della presenza italiana c’è ancora una volta l’Italian Pavilion, organizzato e curato da Universal Marketing, agente esclusivo per l’Italia della Specialty Food Association. Collocato in posizione strategica all’ingresso dell’area internazionale, il padiglione occupa oltre 800 metri quadrati, ospita circa 80 stand e coinvolge 60 aziende. All’interno trovano spazio anche la Lounge ICE e le aree dedicate a salumi, formaggi, aperitivo italiano e caffè.

«Con l’introduzione della Winter Fancy Faire, la prima nuova fiera lanciata in oltre 25 anni, è un grande piacere collaborare ancora una volta con i nostri partner storici provenienti dall’Italia», ha dichiarato Bill Lynch, presidente della Specialty Food Association. «I consumatori americani oggi sono saturi di tecnologia e cercano esperienze autentiche. I prodotti italiani rispondono perfettamente a questa esigenza e giocano un ruolo chiave nel lanciare i trend del nuovo anno».

Il peso dell’Italia nel mercato statunitense resta rilevante anche nei numeri. Nei primi otto mesi del 2025, nonostante l’introduzione di nuove politiche tariffarie, le esportazioni agroalimentari verso gli Stati Uniti hanno raggiunto i 5,7 miliardi di dollari, con una crescita dell’1,8 per cento. Acqua, pasta, conserve vegetali e carni lavorate restano tra i prodotti più richiesti, mentre alcune categorie come vino, olio e formaggi hanno registrato una flessione rispetto all’anno precedente.

«Siamo felici di presentare il settore agroalimentare italiano a San Diego, nuova sede della fiera per il 2026», ha spiegato Erica Di Giovancarlo, direttrice dell’Agenzia ICE di New York e coordinatrice della rete ICE negli Stati Uniti. «Nonostante le difficoltà del 2025 e le incertezze legate ai dazi, l’imprenditorialità italiana ha dimostrato ancora una volta la sua forza. La cucina italiana, oggi patrimonio immateriale dell’umanità, continua a essere riconosciuta e apprezzata da visitatori e buyer americani».

Alla dimensione economica si affianca quella istituzionale. «San Diego è una città con legami storici e profondi con l’Italia», ha sottolineato la Console Generale d’Italia a Los Angeles, Raffaella Valentini. «È un territorio che offre grandi opportunità in molti settori, dall’innovazione alla biotecnologia. L’interesse verso la California e verso la West Coast è in crescita, e come istituzioni lavoriamo per accompagnare le aziende con strumenti concreti e informazioni mirate».

Un ruolo centrale è giocato anche dalle regioni italiane presenti in fiera, tra cui Piemonte, Lazio, Calabria e Sicilia. «L’export calabrese è in crescita, soprattutto nell’agroalimentare», ha spiegato Giuseppe Iiritano, direttore generale della Regione Calabria. «Abbiamo tante piccole e medie aziende che puntano su mercati di nicchia, con prodotti simbolo come salumi, peperoncino, ’nduja e bergamotto. La sfida ora è rafforzare identità, comunicazione e packaging».

Dal Lazio arriva una lettura altrettanto pragmatica del mercato statunitense. «Gli Stati Uniti restano un mercato straordinario», ha detto Massimiliano Raffa, presidente di Arsial. «Anche in presenza di difficoltà e flessioni settoriali, continuiamo a investire con analisi mirate e strategie selettive. L’obiettivo non è esplorare, ma consolidare e aumentare le quote di mercato già esistenti, costruendo fiducia e una vera community intorno al brand regionale».

Per Universal Marketing, che da oltre trent’anni coordina la presenza italiana alla fiera, l’edizione 2026 rappresenta un passaggio significativo. «San Diego ha accolto le nostre aziende con grande apertura», ha commentato Chiara Cinelli, co-CEO di Universal Marketing. «C’è un’alta affluenza di visitatori nel padiglione italiano e le imprese sono entusiaste di questa nuova manifestazione. È un segnale che conferma la solidità del progetto e la fiducia delle aziende italiane nel mercato statunitense».

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