ROMA (ITALPRESS) – “La mafia, 44 anni fa, uccideva a Palermo il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro, ferendo gravemente l’agente Domenico Russo, che moriva alcuni giorni dopo. Carlo Alberto Dalla Chiesa si dedicò, con lucidità e tenacia, nel corso della sua lunga carriera, alla difesa dei principi di giustizia e legalità, a tutela dei cittadini, operando instancabilmente per contrastare il violento attacco alle istituzioni democratiche condotto dalle formazioni terroristiche e dalla criminalità organizzata, pagando con il sacrificio della vita la sua coraggiosa battaglia. Nell’anno in cui celebriamo gli ottant’anni della Repubblica, la figura e l’azione del Prefetto di Palermo richiamano la riconoscenza della comunità nazionale”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“Il suo prezioso lascito e l’esempio di tante donne e uomini delle istituzioni che non hanno ceduto a sopraffazioni, complicità, connivenze con gli interessi criminali, affermano i valori costituzionali di libertà e democrazia”, ribadisce Mattarella. “La lotta contro le mafie – impegno della Repubblica – è compito che non consente sosta ed è condizione fondamentale di libertà e sviluppo. Ogni cittadino, nell’esercizio della sua libertà, nella vita quotidiana e negli ambienti di lavoro, è chiamato a essere parte del rafforzamento della cultura della legalità, prima pietra della solidarietà e coesione sociale, per promuovere le prospettive di progresso dei territori. In questa giornata, il commosso pensiero della Repubblica va alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo, con sentimenti di vicinanza dell’intera Italia”, conclude il presidente.
“Il 3 settembre 1982 la mafia assassinava a Palermo il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, insieme a sua moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente Domenico Russo. Un uomo che aveva dedicato la propria vita allo Stato, combattendo prima il terrorismo e poi la criminalità organizzata, fino al sacrificio estremo”. Così sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aggiunge: “A distanza di 44 anni, il suo esempio continua a parlarci con una forza straordinaria. Coraggio, senso del dovere, amore per l’Italia: valori che dalla Chiesa ha incarnato senza mai arretrare, anche quando sapeva di essere nel mirino. Ricordarlo significa onorare un eroe dello Stato. Ma significa soprattutto rinnovare un impegno: non lasciare mai soli coloro che ogni giorno combattono la mafia, difendono la legalità e servono la Nazione. L’Italia non dimentica Carlo Alberto dalla Chiesa. E non dimentica chi ha dato la vita per difenderla”.
“Il 3 settembre 1982 la violenza mafiosa colpì al cuore lo Stato, uccidendo il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. Servitore intransigente della Repubblica, il Generale ha guidato la risposta delle Istituzioni contro il terrorismo e la criminalità organizzata con la sola forza del dovere e della legge”. Così il presidente del Senato Ignazio La Russa sui social. “La sua integrità morale resta un punto di riferimento per chiunque ricopra un incarico pubblico. Proseguire la lotta alla mafia con fermezza e senza arretramenti costituisce l’unico impegno ammissibile per la Nazione. Ai familiari delle vittime giunga il deferente e profondo omaggio del Senato della Repubblica”.
“Oggi, a 44 anni dall’attentato di via Carini, ricordo con commozione e gratitudine il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’Agente Domenico Russo. La storia del Generale Dalla Chiesa è un esempio per tutti e continua a ispirare la lotta alla mafia e all’illegalità”. Così sui social il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana.
“La mafia pensava di aver ucciso un uomo. In realtà, aveva scelto di sfidare lo Stato. La sera del 3 settembre 1982, a Palermo, il Generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa veniva assassinato insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro. Poco dopo moriva anche l’Agente Scelto della Polizia di Stato Domenico Russo, che aveva tentato di reagire al fuoco dei killer. Quella strage non colpì soltanto tre persone. Colpì un principio: che nessuna organizzazione criminale potesse sostituirsi allo Stato, imporre la propria legge, decidere chi vive e chi muore. Dalla Chiesa aveva combattuto il terrorismo e la mafia con le armi della professionalità, dell’intelligenza investigativa, del coraggio e della fedeltà alle istituzioni. Lo aveva fatto senza cercare scorciatoie e senza arretrare davanti al rischio. La sua storia ci ricorda che servire lo Stato non significa soltanto indossare una divisa o ricoprire un incarico. Significa assumersi una responsabilità: difendere le istituzioni anche quando farlo è difficile, anche quando il prezzo può essere altissimo”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, su X. “‘Se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi’. A 44 anni dalla strage di via Isidoro Carini, quelle parole sono ancora una scelta di campo. Dalla parte dello Stato. Sempre”.
“A 44 anni dal vile assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente Domenico Russo, ricordiamo un servitore dello Stato che ha fatto del coraggio, del senso del dovere e della difesa della legalità la propria missione di vita”. Lo ha dichiarato il Sottosegretario alla Cultura, Giampiero Cannella, ricordando le vittime dell’eccidio di via Isidoro Carini a Palermo. “La sua fermezza nella lotta alla mafia e al terrorismo resta un esempio altissimo per le istituzioni e per le nuove generazioni – ha aggiunto Cannella, che ha reso omaggio alle vittime partecipando alla commemorazione sul luogo della strage -. Onorarne la memoria significa rinnovare ogni giorno l’impegno dello Stato contro ogni forma di criminalità organizzata e riaffermare, senza esitazioni, i valori della libertà, della giustizia e della legalità”.
– Foto di copertina Ipa Agency; foto interna ufficio stampa sottosegretario Cannella –
(ITALPRESS).
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